Quel bus che non passa : la metafora del turismo calabrese.

Lettera aperta

Non lasciamo lo sviluppo della nostra terra nelle mani di questa classe dirigente.

AMANTEA (CS) – Ogni anno ho passato le ferie estive in Calabria, frutto di un turismo “affettivo” – innanzitutto – che mi impedisce di allontanarmi da una terra che ho scelto come luogo per vivere, unitamente alla mia famiglia: mi perdonino coloro che questo riposo non se lo possono permettere, loro malgrado.

Sono tempi in cui le privazioni a cui ci ha obbligato una classe dirigente alla quale abbiamo affidato malauguratamente il nostro destino, tempi che ci fanno ritenere fortunato chi riesce ancora a mettere quotidianamente in scena il pranzo con la cena, figuriamoci il pensare alle vacanze estive, ormai sempre più un lusso del quale mi ritengo fortunato.

Ero insieme ad altre decine di “fortunati” turisti la mattina dello scorso 22 agosto alla fermata di un pullman che da Amantea, dove da qualche anno passo il mese di agosto, ci avrebbe dovuto portare al porto di Tropea per quelle minicrociere di un giorno alle Eolie che servono a rendere più vario il soggiorno estivo di una famiglia con normali pretese ma evidentemente si trattava di una pia illusione, la mia come quella delle altre famiglie rimaste per strada, tutte vittime dei disservizi calabresi.

Agli occhi di chi fa professione politica dell’inutilità dell’abuso del trasporto privato e milita per la diffusione del trasporto pubblico, antidoto agli sprechi energetici e riduttivo degli effetti inquinanti, quell’attesa tragicomica di un pullman che non arrivava – senza alcun avviso – è sembrato l’epilogo fantozziano di ogni buona intenzione di chi abita in un paese dove tutto finisce in barzelletta indecorosa. Eppure non ci sarebbe molto da ridere di fronte al dramma di una Calabria che vede volatilizzare sempre più le occasioni per mantenere sul proprio territorio i numerosi turisti che vi fanno scalo – anche indirettamente – con il desiderio di visitare le nostre bellezze paesaggistiche e culturali.

E invece siamo qui, alla fermata di un pullman, aspettando inutilmente chi ci porti a scoprire quel tesoro che ogni giorno ripudiamo e vanificando le ambizioni di un posto dove varrebbe la pena tornare; aspettando operatori improvvisati che contribuiranno a rendere il turismo calabrese protagonista della brutta nomea che rendono questi (dis)servizi veicoli delle più classiche barzellette italiche.

Queste, più o meno, le riflessioni che mi hanno colto – espunte delle considerazioni pubblicamente inenarrabili – durante il consumarsi delle circa due ore passate in strada con la mia famiglia: triste epilogo di una mattinata di ordinaria follia, passata sperando di soddisfare un desiderio rimasto – ahimé – irrealizzato. Ma più che folle è deprimente vedere questa magnifica terra avvizzire nell’ignavia e nella rassegnazione della mancanza di un’offerta di servizi turistici adeguati, quando non del tutto insufficienti.

Speriamo che alle prossime elezioni regionali, insieme agli incapaci che ci hanno amministrato sinora – buoni solo a distribuire ed a rendersi favori a spese dei calabresi – vengano sconfitti tutti coloro che si sono riempiti la bocca di grandi risultati nel settore e che hanno persino impedito lo svolgimento di storici Festival quale quello di Roccella, facendo mancare i fondi promessi.

Mi sono ripromesso di fare tutto il possibile affinché a quella fermata nessuno – tanto meno il turismo in Calabria – debba aspettare inutilmente: parola di un cittadino eletto al Senato nel M5S…

Avv. Francesco Molinari

Cittadino eletto al Senato

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