Perché ai giovani piace “Un giorno in pretura”?

Letture: 1500
R&B Sport

Sembra il risultato di uno strano esperimento scientifico ma, per quanto singolare, funziona. “Un giorno in pretura”, il programma di Roberta Petrelluzzi in onda su Rai 3 ogni sabato sera, in seconda serata, continua a riportare aumenti di indice di ascolto. Ma a cosa si deve questo sbalzo, per una trasmissione che ha visto il suo debutto nelle reti Rai nel lontano 1988? La chiave sono i social network, e il loro potere di condivisione e espansione del semplice fatto. E’ alquanto evidente che nei social, soprattutto Facebook, faccia tendenza il trash: più ciò che si guarda o che si ascolta è scandaloso, sopra le righe, bizzarro, più le views e le condivisioni aumentano. In un “Un giorno in pretura” questo meccanismo si è diffuso a macchia d’olio: per gli orari di programmazione sono sempre più i giovani che, invece di spendere il sabato sera tra piazze e locali, sceglie il divano di casa, una coperta, e divertirsi con i tanti pittoreschi personaggi che animano i vari, non tutti chiaramente, processi. Su Facebook, in particolare, esiste un gruppo chiamato “Quelli che non escono il sabato per vedere un giorno in pretura”, con all’attivo 35.792 membri. Durante la settimana, ma soprattutto nel week end, questo gruppo è animato da continui riporti di battute e gag viste poco prima nei processi; e alcuni di questi personaggi hanno veramente fatto il botto nel web, diventando oggetto di meme e tormentoni, tra cui Daniele Pruscino, noto per il suo italiano non italiano; Andrea Alongi, che con la sua leggerezza nel raccontare i fatti che lo hanno coinvolto ha fatto divertire il web; Sofia Marini, “mangiatrice” di microfoni; Mario Vanni, presunto complice di Pietro Pacciani; ma più di tutti, il “polivalente” Alberto Biggiogero. Di quest’ultimo, a parte le massime che sfrecciano sui social, si possono trovare anche magliette.  Ma quale è il motivo di fondo? Lo abbiamo chiesto a Emanuela Parisi, studentessa di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale all’Università di Bologna; attualmente impegnata nella redazione della tesi di laurea, incentrata proprio sul marketing di “Un giorno in pretura”, esercitato tramite i social.

All’inizio sembrava una semplice provocazione, ma sempre più giovani, invece di uscire il sabato, guardano “Un giorno in pretura”. Come giudichi questo fenomeno?

All’inizio poteva sembrare una provocazione, ma oggi credo che sia diventata una moda, o meglio, un nuovo passatempo. In realtà molte persone che seguono “Un giorno in pretura” escono il sabato, quindi diciamo che la trasmissione è diventata anche un passatempo nei momenti di noia, grazie anche alla possibilità di vedere il programma su Rai Play. Anche il freddo clima toglie la voglia di uscire, per cui viene quasi spontaneo vedere la trasmissione. E’ dunque una moda, ma anche un passatempo esploso sui social, perché effettivamente molto materiale è entrato nella storia del trash.

Quanto pensi che il connubio trash – processi abbia influito nei giovani?

Penso che la contaminazione col trash abbia influito abbastanza nei giovani, perché da questa trasmissione è stato ricavato parecchio materiale, che a sua volta ha generato tormentoni. Basta pensare al caso Pruscino, o al caso Bisceglie, quest’ultimo imputato per l’omicidio di Adele Mazza, o anche a Biggiogero. I giovani, attraverso i social, hanno riso di queste situazioni di degrado, tanto assurde quanto tragicomiche; sono paradossali ma anche reali, poiché si tratta di veri processi, ed è questo che più mi ha stupito. Infatti da qui è partita l’intenzione di scrivere la tesi su quanto i social abbiano contribuito alla nascita di un nuovo successo, dopo trent’anni, grazie all’esportazione tramite social. Le persone che non conoscono questi soggetti sono poche, per cui il trash ha influito e parecchio, sempre un po’ per moda e un po’ per passatempo. Adesso, i tormentoni che vengono da “Un giorno in pretura” diventano battute quotidiane.

Quale sarebbe, dunque, la ricetta giusta per coinvolgere una bella fetta di pubblico? Continuare a investire su questa strada?

A quanto pare il fenomeno funziona, ma su queste cose non bisogna esagerare troppo, perché alla lunga poi lo spettatore potrebbe annoiarsi. C’è bisogno di riprendere alcuni programmi di interesse culturale, o comunque con funzioni pseudo istruttive e educative, tipo “Passaparola” o “Chi vuole essere milionario”. “Un giorno in pretura” non ha solo puntate trash, per quante numerose siano; è vero che ognuno di noi ha bisogno di staccare un po’ la spina, però è altrettanto vero che hanno chiuso programmi più interessanti. L’unico che abbia un minimo di funzione educativa ora è “L’eredità”, sebbene anche lì ci sia trash. Quindi credo sia il caso di frenare un attimo, perché ne abbiamo un po’ troppo. Io rimango fan di “Un giorno in pretura”, e il trash che c’è ora non va eliminato tutto, deve restare, ma non deve aumentare”.

Francesco Sarri