Pantani, la storia. Il mito.

Un campione mai dimenticato: Marco Pantani

Marco-Pantani-012-300x180 Pantani, la storia. Il mito.

Sono trascorsi dodici anni dalla tragica e triste scomparsa di Marco Pantani ma a distanza il suo ricordo è più che mai presente nella memoria dei tifosi. Marco Pantani è un campione di ciclismo. Non è stato un leader poiché il leader è colui che si mette a capo di un gruppo. Pantani al contrario non si definiva tale poiché le sue vittorie amava condividerle con i suoi compagni. Eppure proprio quella passione, quel feeling che Egli cercava con la sua squadra è stata la causa della sua triste vicenda. Negli ultimi anni diverse inchieste giudiziali e giornalistiche hanno cercato la verità riguardo la sua scomparsa avvenuta in un Residence di Rimini “Le Rose” (stranamente abbattuto nel 2009 per poi essere ricostruito) in quel 14 febbraio 2004.

Ma chi era Marco Pantani? Chi era il Pirata (così definito per quella bandana sul capo al posto del tradizionale cappellino)vincitore del Giro d’Italia e del Tour De France nel 1998? Marco Pantani nato a Cesena nel 1973 dopo aver abbandonato gli studi, si dedicò esclusivamente all’attività sportiva praticando la pesca e la caccia con il padre e con il nonno, prima di tentare l’attività agonistica nel mondo del calcio. Ma queste furono solamente le prime esperienze di Marco Pantani dal momento che dopo aver ricevuto in regalo la sua prima bicicletta dal nonno, scoprì la sua grande passione per il ciclismo oltre che le sue grandi doti atletiche. Arrivò così il primo tesseramento nel G.C. Fausto Coppi dove conquistò il suo primo traguardo sul tracciato di casa delle Case Castagnoli. Con i primi successi arrivarono anche i primi infortuni: un incidente contro un camion-che gli procurò un giorno di coma – ed uno scontro con un auto, entrambi gli incidenti durante l’allenamento in bici. Non tardarono ad arrivare però i primi successi nelle competizioni ufficiali con il terzo posto al Giro d’Italia dilettanti nel 1990, con il secondo posto nel 1991, e con il primo posto nel 1992. Nel 1993 ha inizio la sua carriera da professionista con la partecipazione al Giro d’Italia con un buon 18º posto in classifica generale nonostante il ritiro anticipato dal Giro causa infortunio. L’anno successivo Pantani viene tesserato dalla Carrera e insieme al prestigioso contratto, avviene anche la sua affermazione nel Giro d’Italia classificandosi al secondo posto e conquistando la vittoria di tappa a Merano e Aprica, quest’ultima conquistata con uno scatto sul monte Mortirolo e sul valico di Santa Cristina ai danni del russo di E. Berzin e dello spagnolo M. Indurain. Altro riconoscimento al suo esordio al Tour De France con la conquista della maglia bianca (miglior giovane) e con il piazzamento al terzo posto della classifica generale a soli 7’19” dalla maglia gialla conquistata da M. Indurain. Nel 1995 un  infortunio lo costrinse a saltare il Giro d’Italia. Nonostante le sue condizioni fisiche non siano delle migliori a causa dell’infortunio patito pochi mesi prima, Marco Pantani decide di partecipare al Tour De France. Sono in molti a pensare che quella sia una scelta azzardata ma ci pensa lo stesso Pantani a smentire tutti con una prova da top leader.Il 12 luglio nella frazione dell’Alpe d’Huez a 13 chilometri dal traguardo il Pirata si alza sui pedali e con una prova di forza stacca i suoi avversari e ottiene la vittoria di tappa. Sua anche la tappa dei Pirenei di GuzetNeige alcuni giorni dopo a seguito di una fuga lunga 42 chilometri. Alla fine del Tour sarà tredicesimo posto in classifica generale con la conquista della maglia bianca.In poco più di un anno il Pirata conquista diverse vittorie di tappa in competizioni minori, come il terzo posto nel Giro della Colombia. Manifestazioni queste che servirono a Pantani per tornare nella migliore condizione che non tardò ad arrivare. Nel 1997 il contratto con la Mercatone Uno che punta decisa alla conquista del giro.

Ma ancora una volta il Pirata deve fare i conti con la sorte. All’ottava tappa a 20 chilometri dal traguardo Pantani rimane vittima di una caduta a causa dell’improvviso attraversamento di un gatto durante il suo passaggio. Riuscì a concludere la tappa grazie anche al lavoro dei suoi compagni, ma gli accertamenti effettuati in seguito in Ospedale, evidenziarono una lacerazione della coscia sinistra che lo costrinse ad abbandonare il Giro. La forza del campione però è più forte della cattiva sorte che sembra non volerlo abbandonare e motivato più che mai recupera le forze e si ripresenta al Tour De France dove il 23 luglio riconquista nuovamente la vittoria di tappa sull’Alpe d’Huez con una scalata da record in 37’ e 35” (battendo Ullrich e Virenque) e con la vittoria di tappa a Morzine. In quell’anno Pantani mette in evidenza le sue doti da scalatore ai danni dei due rivali, ma non sarà sufficiente poiché Ullrich e Virenque riescono a piazzarsi rispettivamente al primo e al secondo posto nella classifica generale grazie alle loro doti nelle prove a cronometro, relegando Pantani al terzo posto in classifica generale. Nel 1998 arriva l’anno del riscatto con la conquista della Maglia Rosa al Giro d’Italia e con la Maglia Gialla al Tour De France. A sottolineare la condizione fisica eccellente del ciclista Romagnolo, in quell’anno la conquista del titolo di miglior scalatore durante il Giro d’Italia che fu decisiva per contrastare i suoi rivali nelle tappe a cronometro, da sempre il suo punto debole. Pantani lo stesso anno trionfò al Tour De France.

La sua fu una vittoria straordinaria poiché riuscì a ribaltare lo svantaggio di 4’21” (persi nella tappa a cronometro) nei confronti del tedesco Ullrich, con un vantaggio di 9 minuti sul tedesco dopo un scatto sul Colle del Galibier a 50 chilometri dal traguardo durante la quindicesima tappa. La maglia gialla dopo F. Gimondi nel 1965 venne nuovamente riportata in Italia da Marco Pantani. L’anno successivo la repentina discesa del campione Romagnolo, vittima della sorte e di diverse situazioni al quanto sospette. Pantani si presenta al Giro d’Italia carico dei successi avvenuti l’anno precedente. Al primo traguardo di montagna (sul Gran Sasso) prende subito la Maglia Rosa. Dopo le vittorie di tappa confermate nelle frazioni dell’Alpe di Pampeago e di Madonna di Campiglio il Pirata ha 5’38” di vantaggio sul secondo in classifica generale, l’Italiano Paolo Savoldelli. Proprio durante la tappa di Madonna di Campiglio, durante i controlli antidoping i medici dell’Uci riscontrano nel sangue di Marco Pantani una quantità di globuli rossi superiori alla media, il 52% contro il 50% + l’1% del limite consentito. Non tardarono i provvedimenti disciplinari. Pantani è escluso dal Giro con conseguente ritiro della Mercatone Uno dalla manifestazione sportiva. Ivan Gotti vinse il Giro d’Italia in un clima del tutto surreale dopo l’esclusione di Pantani. Successivamente si iniziò a parlare di “complotti” contro il Pirata, viste le mendaci e fittizie dichiarazioni rese contro di lui da ex tecnici, organizzatori e sponsor circa l’assunzione di sostanze dopanti negli anni 90 da alcuni ciclisti. Dichiarazioni queste, mai accertate del tutto. Pantani ci riprova e dopo aver scontato la squalifica nel 2000 rientra per partecipare al Giro d’Italia. La condizione fisica è precaria, così come quella psicologica. La Mercatone Uno vorrebbe estrometterlo dalla corsa per non aggravare la sua tenuta fisica e psicologica, ma il campione Romagnolo ancora una volta accetta la sfida. Non sarà più il capitano della squadra, ma dovrà lavorare con i compagni per il nuovo leader S. Garzelli. La sua condizione non è delle migliori ma la sua grinta viene trasmessa ai suoi compagni che tra diverse difficoltà riescono a conquistare qualche vittoria di tappa. Lo stesso anno si ripresenta al Tour De France dove ad attenderlo c’è un rivale agguerrito, Lans Armstrong. Sin da subito Pantani accumula un notevole ritardo, ma riesce a riscattarsi il 13 giugno nella tappa del Mont Ventoux ai danni di Armstrong (il quale dichiarò di aver lasciato vincere Pantani). Il 17 luglio il Pirata conquistò la tappa di Courchevel, staccando in ordine R. Virenque e lo stesso Armstrong che non riuscì a tenere il passo del Pirata a giunse al traguardo con 51” di ritardo. Il Tour si concluse con la vittoria di Armostrng che negli anni avvenire subì la revoca di tutte le sue vittorie causa doping. Negli anni successivi Pantani partecipò al Giro d’Italia nel 2001 e nel 2002 senza grandi successi, mentre la sua squadra venne esclusa dal Tour De France. Nel 2003 la decisione di rientrare nella corsa rosa e in quella del Tour De France, ma anche in questa circostanza lo stato psicologico – più che quello fisico – fece la differenza compromettendo le sue performance durante le tappe.

La Mercatone Uno venne nuovamente esclusa dal Tour e per la terza volta Pantani non partecipò alla “GrandBoucle”. Da quel momentouna serie di eventi colpirono il campione Romagnolo che sprofondò in una crisi depressiva dalla quale non riuscì più a riprendersi. Gli era stato tolto tutto quello per cui aveva vissuto sino a quel momento: la passione per il ciclismo e l’affetto dei suoi tifosi. Il resto è storia conosciuta. Non serve aggiungere altro. Il Pirata oggi è uno dei ciclisti più amati di sempre. Il campione Romagnolo è entrato di diritto nel cuore dei suoi tifosi. Resta il rimpianto per le tante  vittorie mancate che probabilmente sarebbero arrivate. A distanza di anni sono ancora troppe le ombre sui controlli effettuati sulle sue analisi. Tra queste quelle del CONI svolte nel 200 prima delle Olimpiadi di ciclismo (alle quali Pantani voleva partecipare) che variavano i loro risultati nei diversi laboratori preposti ai controlli. Marco Pantani amava le due ruote. Non avrebbe mai tradito quello che amava. Per questo motivo la sua forza, la sua grinta, e le sue vittorie non potranno mai essere dimenticate perché come era solito dire “Non c’è supermarket dove si compra la grinta: o ce l’hai o non ce l’hai. Puoi avere il tecnico migliore, lo stipendio più alto e tutti gli stimoli di questo mondo, ma quando sei al limite della fatica sono solo le tue doti ad aiutarti” e noi siamo certi che le sue doti erano davvero immense.

Massimo Aquino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here