Omertà: il sistema del silenzio

omerta Omertà: il sistema del silenzio

L’italia è malata a causa di un tumore che pian piano logora in via esogena ed endogena lo stato-apparato nonché lo stato-comunità, rendendo farraginosa la già troppo deterministica burocrazia, ingolfando il sistema giuridico e deformando l’apparato gnoseologico collettivo: la malattia si chiama omertà. Cosa succede a chi è afflitto da questa patologia dei rapporti? Recenti studi hanno dimostrato che si diventa sordi possedendo l’udito, si diventa ciechi possedendo la vista, si corre più veloce anche se lenti, ma sopratutto si diventa schiavi possedendo la libertà; il popolo italiano è sempre più restio a denunciare fatti giuridici quali reati gravi, essendo condizionato da una sorta di marcio timore radicato negli abissi dell’archetipo antropologico: la paura vince e noi restiamo soli, diamo spazio alle ingiustizie favorendo il sistema criminale, le associazioni mafiose nonché una mentalità che retrocede sempre più verso un esasperato, nonché disgustoso, clientelismo forzato. Anche i media (sopratutto le televisioni) attuano quella che io chiamo “subdola coercizione verso l’omertà”, nascondendo il letame dietro le figure di falsi eroi, facendoci dimenticare, per mezzo di una sorta di Mk ultra del duemila,che i veri eroi non sono i delinquenti ricolmi di denaro e di graziose fanciulle, ma i nostri padri che si “spezzano la schiena” per pagare i nostri studi ed il nostro sostentamento necessario, i magistrati dei quali la vita diventa un’alea per una costruzione assiologica basata sulla lotta e sulla non corruzione, i giornalisti che rischiano la vita per perorare un diritto inviolabile come la libertà di informazione. Noi dormiamo, loro, come parassiti si nutrono delle nostre debolezze, ergendosi nel delinquere e nel sopraffare gli uomini perchè protetti dalla nostra maledetta ed insensata omertà. Come Crono nella Teogonia, mangiano i loro figli ed “detronizzano i loro padri” e noi siamo intrappolati nell’ermeneutica aporia dell’osservare in maniera apatica ed atarassica; senza esserne consapevoli siamo complici, perchè il silenzio è un comportamento mafioso ed il parlare dovrebbe essere un imperativo categorico kantiano, non una semplice obbligazione naturale soggetta ai divergenti regimi etici subordinati alla varianza del soggetto: moriamo ogni giorno, perchè chi ha paura non vive mai. Nostro dovere civico è bollare questa grottesca distorsione dei valori dove i silenzi ed il servaggio degli interessi, sono le virtù degli onesti, il parlare e l’andar contro questo ossequio di sopraffazione per mezzo di una lotta democratica sono meccaniche proprie dei traditori: l’esistenza del fatto materiale e la compresenza di una sorta di “opinio iuris ac necessitatis deviante” sta trasformando l’omertà in una consuetudine contra legem. Bisognerebbe far capire agli omertosi che coloro i quali dovrebbero aver paura non ne hanno perchè siamo tutti complici della genesi del sistema del silenzio: non dobbiamo essere noi a scappare, ma loro!

di Francesco Ferdinando Cristarella Oristano

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