L’Unical abbraccia Gratteri

RENDE Tutti in piedi per Gratteri: un gran successo di pubblico abbraccia idealmente il magistrato, intervenuto all’Unical nel secondo seminario del laboratorio di “Resistenza antimafia”. Nell’aula Solano, già un’ora prima dell’intervento di Gratteri, era difficile trovare posto, e molti dei cinquecento ragazzi hanno così seguito il seminario in ogni angolo, rendendo l’incontro ancor più familiare. Si parla di Chiesa e ‘ndrangheta, e le storie in Calabria sono alterne e anche poco conosciute, dai preti che non trovano il coraggio di fare il proprio dovere ai parroci che, al contrario, mettono la loro vita al servizio degli altri. Non poteva essere che il professor Giancarlo Costabile a introdurre i lavori: con il gruppo di “Pedagogia della R-Esistenza”, all’Unical, ha vissuto non poche esperienze, costruendo una nuova dimensione didattica in barba a tutti gli scettici. È una specie di “Romario del Salento” per i suoi studenti, che si spende in prima persona: «Utilizziamo una grammatica molto dura – dichiara Costabile – perché siamo consapevoli di ciò che affermiamo. La mafia ha ucciso tanti cittadini di diverse estrazioni, ma non c’è un solo accademico che sia caduto sotto il fuoco: l’università ha da tempo smarrito i suoi maestri, e noi li ricerchiamo fuori come con Gratteri, che rappresenta la Calabria degli onesti». Piovono applausi per il professore, con il rettore Gino Crisci che, in seguito, promette un’università migliore: «Ho avuto l’impressione che l’Unical in passato sia stata estranea ai temi della legalità: l’impegno ora dovrà essere sempre più forte, con i fatti e non con le parole». Con gli interventi anche di Gregorio Corigliano, presidente del circolo giornalistico di Cosenza intitolato a Maria Rosaria Sessa e di Franco Altimari, direttore del dipartimento di Lingue e scienze dell’educazione, la parola passa poi al magistrato, che dà subito un monito ai ragazzi: «Prendere una laurea con quattro-cinque anni di ritardo, e con i voti di 18 e 20 sul libretto sarà una tomba psicologica, perché si andrà in mano a gente abile a prendere in giro. Meglio tornare ai mestieri per riavere il sorriso e la dignità». Sul tema Chiesa e ‘ndrangheta, Gratteri non è tenero: «La Chiesa ha dimenticato i primi martiri, perché lo scopo era solo di contestare chi ha messo in evidenza questo. Dobbiamo morire con gli occhi aperti per non dare soddisfazione alla morte. Sino allo scorso anno, la Chiesa emergeva per i casi di pedofilia, mentre Papa Francesco ora è un rivoluzionario, cresciuto nella povertà, con la sua energia che proviene dalla crescita. La ‘ndrangheta è una minoranza, ma è organizzata, tanto che oggi sono i politici a chiedere i favori ai capiclan, in un rapporto che ormai si è ribaltato». Sul futuro, invita tutti i ragazzi a non mollare: «Consegneremo ai nostri figli un mondo peggiore di quello che ci hanno lasciato i nostri genitori, avendo calpestato, in modo egoistico, anche il “made in Italy”. Non abbiamo toccato il fondo, ma siamo nell’oscurantismo. C’è ancora però spazio per i “figli di nessuno” che dovranno fare più sacrifici e dobbiamo rimanere assolutamente nella nostra Calabria». Gratteri inoltre, ha definito la libertà come «la possibilità di dire quello che si pensa» e forse è proprio questo il vero messaggio globale dato da tutti quelli che, come i ragazzi di “Pedagogia della R-Esistenza”, hanno intrapreso un cammino di legalità e trasparenza.
Massimo Maneggio
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