Lasciato senza scorta a Cosenza. Si teme per la vita di Pino Masciari

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L’appello diffuso in rete dal comitato costituito dagli amici di Pino Masciari, l’imprenditore, testimone di giustizia che 15 anni fa si è ribellato alla ‘ndrangheta ed è stato costretto ad andar via dalla sua terra. Di lui non si hanno più notizie da ieri mattina, quando intorno alle 8, a Cosenza, è stato lasciato senza scorta. Nella città calabrese ha preso parte ad alcune manifestazioni. Dopodichè, in mattinata, avrebbe detto alla moglie di essere stato lasciato dalla scorta. E’ quanto affermano in una nota i suoi amici: “Siamo stati testimoni oculari – aggiunge il Comitato – di un atto gravissimo. Adesso non sappiamo dov’è Pino e temiamo per la sua vita”. L’ultima persona a sentire Pino è stata la moglie Marisa, in quel momento al nord Italia. Stando a quanto si legge sul quotidiano Il Sole 24 Ore ieri mattina Masciari ha telefonando la moglie dicendole “non mi piace quel che sta accadendo, c’è un vuoto. La scorta mi ha girato le spalle e se ne è andata”.

“So solo che la scorta che avrebbe dovuto riportarlo a casa, qui al Nord, è arrivata sotto l’albergo di Cosenza dove risiedeva da due notti, gli ha comunicato che non poteva accompagnarlo e se ne è andata”, dice la moglie Marisa.

Di seguito riportiamo l’appello fatto dagli amici di Pino Masciari, sul suo blog.

Dal blog www.pinomasciari.it
24/05/2012
A TUTTA LA RETE
PINO MASCIARI E ‘ IN GRAVE PERICOLO DI VITA. ALLE ORE 8.00 E’ STATO LASCIATO “SENZA SCORTA” IN TERRA DI CALABRIA A COSENZA.
NOI Ture Magro, Ciro Corona, Resistenza Anticamorra, Paolo Piscone ,Emilia Mangano, Stefano Brivio siamo stati testimoni oculari di un atto GRAVISSIMO.
ADESSO NON SAPPIAMO DOV’E’.TEMIAMO PER LA SUA VITA.

24/05/2012
Chi tocca i fili muore. Chi si permette di censurare le assenze dello Stato pure. Pino Masciari èsolo, senza scorta: se ne perdono le tracce alle 8 odierne a Cosenza. Gli agenti che lo scortano in Calabria vengono destinati ad altri servizi. E lui cerca di tornare al Nord fuggendo di nascosto, come un ladro.
Su Pino Masciari pesa la condanna a morte di alcune ‘ndrine e lo Stato lo sa. Con le sue accuse e le sue prove, Masciari ha fatto condannare boss e finanche uomini dello Stato indegni del loro ruolo. Ora vive lontano dalla sua terra, Masciari, con la moglie Marisa e i figli. Deve stare attento anche alla propria ombra.
Nelle ultime 48 ore lo troviamo in Calabria. Prima a Corigliano Calabro e poi a Cosenza. Lo aspettano i giovani del posto, si parla di mafie e di Legalità. E Masciari non si tira indietro: parla col cuore, accusa, chiede giustizia. A Corigliano fa pure di più. Le cosiddette “Autorità” sono assenti: così la politica regionale, così la Chiesa. È atteso l’assessore regionale Caligiuri ma non si vede. Finanche i carabinieri locali arrivano in ritardo…
Masciari non digerisce queste amnesie dello Stato. Amnesie ancora più gravi se si considera che tutto si consuma in una città il cui Consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. Pino Masciari stringe il pugno e si indigna. “Dove sono le Autorità?”. I tanti cittadini onesti presenti rispondono con una ovazione.
Chi tocca i fili, però… Passano poco più di 36 ore e Masciari “paga” questo coraggio. È stato appena archiviato il secondo impegno calabrese e tutto è pronto per ripartire da Cosenza. C’èun preciso protocollo per la protezione del coraggioso testimone anti-mafia. Tutto procede come sempre. Poi, all’improvviso…
Non è chiaro cosa venga ordinato alla scorta, di preciso, poco prima della partenza. Fatto sta che gli agenti allargano le braccia e si defilano. Pino Masciari resta solo. In balia dei suoi nemici ‘ndranghetisti. Deve fare in fretta, nascondersi, fuggire via: il pericolo di vita è reale. E se ne perde ogni traccia.
Subito scatta un tam tam frenetico su internet. Chi tiene alla sua incolumità cerca di rendere di opinione pubblica la vicenda. È un’impresa riuscirci. Un autentico muro di gomma si erge dinanzi il nuovo caso-Masciari. Lo Stato periferico è muto. I grandi network giornalistici, guarda caso, “non sanno”. Restano l’ansia e i dubbi.
Troppi dubbi. Come mai scompare la scorta? Pino Masciari “paga” l’ardire di aver censurato le Autorità regionali dopo il loro forfait coriglianese? È possibile. Chi ha il coraggio di urlare che “il Re è nudo”, in Calabria, poi deve aspettarsi ogni tipo di reazione, di vendetta. Così stavolta.
Chi tocca i fili muore. Chi lotta per una Calabria migliore è solo. Pino Masciari rischia la vita senza la sua scorta. Così lo Stato abdica alla ‘Ndrangheta. Anche stavolta. Facendo strazio del desiderio degli onesti di vivere in una terra governata dalle Regole.

24/05/2012
Sgombriamo il campo, almeno per un momento, dalla rabbia e dall’indignazione che in queste ore montano come una marea nera nelle nostre coscienze.
Lo schifo, la nausea, non devono annebbiare il nostro ragionamento. Ci dobbiamo provare.
Ci dobbiamo provare perchè dobbiamo porci e porre delle domande, e dobbiamo avere la fermezza di pretendere delle risposte.
La prima domanda è: perchè ogni qualvolta Pino si reca in Calabria succede qualcosa?
La seconda domanda , fatta fuor di retorica, è: che paese è quello che toglie la scorta a Pino Masciari?
La terza domanda è: che significato vogliamo dare NOI a tutto questo? Che insegnamento ne possiamo trarre? Quale la denuncia che ne può uscire? Quando le forze dell’ordine chiamano la moglie di Pino per sapere se ‘per caso sa dov’è suo marito?’, noi cosa dobbiamo pensare?
Perchè noi DOBBIAMO pensare, prima di farci riprendere dalla rabbia, dallo sconforto, dalla consapevolezza di vivere in un paese che non si prende cura di chi per lo Stato e per le Istituzioni ha dato TUTTO.
Ed in ultimo: è davvero tempo che chi ne ha facoltà, si renda conto che Pino Masciari viaggia per l’Italia con un intento chiarissimo, e con una sola missione: portare nei cuori e nelle menti dei ragazzi il messaggio per cui vale sempre la pena lottare e non piegarsi mai. Legalità, trasparenza, lotta a tutte le mafie.
Pino Masciari non fa gite di piacere alle quali la scorta deve accompagnarlo, come fosse un contentino.
Se invece così si pensa, chi può si prenda la resonsabilità di scrivere a chiare lettere e poi firmare un documento che attesti come la famiglia Maciari non è in pericolo di vita e che quindi non necessita più di una scorta.
E adesso, possiamo anche farci riprendere dall’angoscia e dalla rabbia.

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