L’agroalimentare in Calabria, una scommessa in una regione in ritardo su tutto

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agroalimentare calabreseNon c’è ambito dell’economia regionale che non marchi un segno negativo, eppure alcuni soggetti ed alcune istituzioni si muovono e si organizzano per animare un settore, quello dell’agroalimentare che in tutta Italia ed in Europa è in forte crescita.

Non c’è canale tv, o quotidiano, o radio che non abbia nel suo palinsesto un programma, un articolo, una rubrica che tratti l’argomento del momento, la cucina gourmet, il recupero dei piatti tradizionali, la salubrità dei cibi e dei prodotti della terra. E mentre i carrozzoni degli enti regionali preposti al settore bruciano milioni di euro, al solo fine di autoreferenziarsi, altri calabresi mossi da una vision moderna, e spinti da volontà e passione segnano una strada indicando anche degli obiettivi.

Avevano visto bene Carlo Petrini e poi a seguire Oscar Farinetti, quest’ultimo transfugo del mondo digitale approdato ai fornelli ed ai banchi frutta e verdura.

Con ritardo, come sempre anche la Calabria imbocca questa direzione. Tutti in cucina, tutti contadini, tutti sommelier e degustatori esperti, ma tutti con un unico obiettivo far crescere il territorio promuovendo le eccellenze enogastromomiche. L’Accademia delle Tradizioni enogastronomiche di Calabria, fortemente voluta da Giorgio Durante e Giacinto la Verde alla soglia dei 10 anni di attività, ne aveva delineato il percorso. Firma protocolli di intesa, partecipa ad eventi nazionali, presenta progetti, organizza eventi, ormai i partner e gli accordi si contano a decine, le attività sul territorio sono numerosissime, la formazione dei giovani calabresi diventa un obiettivo primario così come il recupero della memoria dei piatti di tradizione quasi persi nell’oblio di una malintesa modernità e scimmiottamento di modelli e stili di vita a stelle e strisce.agroalimentare caciocavalli

Il superamento dell’individualismo apparentemente insuperabile alle nostre latitudini, è una prima grande vittoria sul piano socio culturale, nascono le prime reti di impresa e guarda caso non nei settori innovativi e delle start-up ma in quello tradizionalissimo del food, l’apertura a tutte le classi sociali di corsi una volta considerati prerogativa delle cosiddette elite, diffondono la cultura enogastronomica calabrese in tutto il continente, non solo la citata Accademia ma anche la Fondazione Italiana Sommelier, dell’inarrestabile Gennaro Convertini, La Federazione Italiana Cuochi con Carmelo Fabbricatore, l’Onav ancora nel settore del vino con il navigato Mario Reda, e da qualche anno anche l’Onas (organizzatore nazionale assaggiatori di salumi, della irriducibile Bianca Piovano) che ha individuato in Martino Convertini il panel leader calabrese, passando dall’oramai internazionale Accademia del peperoncino il cui portabandiera Enzo Monaco è diventato il simbolo nel mondo del buon cibo calabrese e mediterraneo, accompagnato da quel Giancarlo Suriano che del piccante ne ha fatto una ragione di vita.

In questo brulicare di iniziative sono numerosi gli chef calabresi che si vanno affermando nel mondo, dalla giovanissima Caterina Ceraudo, ai sempre verdi Enzo Barbierie Pinuccio Alia, Elio Orsara in Giappone, The ‘nduja brothers da Joppolo (VV) agli Stati Uniti d’America, Francesco Mazzei nel Regno Unito alla Romania dove Antonio Passarelli lo vedi replicato in gigantografie stradali e così via.

Il segnale è forte, le istituzioni hanno il compito di cogliere le opportunità che questo settore può offrire ai Calabresi, forse un’ultima occasione per agganciarsi a quel treno dello sviluppo che troppe volte è stato mancato colpevolmente da una politica, troppo impegnata in altre faccende, e sicuramente poco lungimirante.