Iniziano le prime indagini geognostiche sul Santuario di Sant’Umile

Stanno per concretizzarsi le speranze di tutti i bisignanesi e di tutti i fedeli di Sant’Umile che vogliono vedere riaperto, al più presto, il suo Santuario di Bisignano, in tutta la sua interezza. Così come aveva promesso il dott. Domenico Percolla, Commissario Straordinario  all’emergenza idrogeologica  per la Calabria al sindaco, Umile Bisignano che non ha mai cessato di insistere, presso la Regione Calabria  perché venisse risolto, al più presto, il problema dissesto del Santuario di Sant’Umile, sono iniziate, finalmente, proprio ieri, le prime indagini geognostiche che dovranno stabilire la natura dello smottamento che nel febbraio 2010 ha interessato il versante della Collina Riforma su cui insiste, da oltre duecento anni, il complesso monastico in cui visse e morì l’umile fraticello francescano, secondo santo della Calabria dopo San Francesco di Paola.

Come già da noi riportato su queste pagine qualche settimana fa, una Società dell’avellinese si era aggiudicato l’appalto dei lavori d’indagine geognostiche, per l’importo complessivo di circa 25 mila euro, che dovevano servire ad accertare la natura dello smottamento avvenuto nel febbraio 2010, per poi procedere alla redazione del progetto per la definitiva messa in sicurezza della zona.

Si tratta della D.I.M.M.S. Control S.p.a., una Società di ricerche della provincia di Avellino, autorizzata dal Ministero delle Infrastrutture, altamente specializzata nello studio delle deformazioni subite dai terreni  sottoposto a sollecitazioni naturali o artificiali che ha vinto la relativa gara di appalto.

I tecnici di questa Società si sono portati, proprio ieri, sul versante della Collina Riforma e hanno dato inizio alle operazioni preliminari del loro intervento  che prevede l’introduzione di fibre ottiche nel terreno capaci di misurare l’entità delle deformazioni che possono subire i terreni in seguito a fenomeni diversi.

In definitiva una, volta avuti i risultati di queste indagini, si avrà la certezza sulla natura dello smottamento verificatosi sul versante collinare e sulle reali conseguenze in ordine alla stabilità del complesso monastico. E’ ormai di pubblico dominio la tesi che lo smottamento è stato provocato dalle acque reflue che, malamente incanalate, sono finite nel terreno provocandone  lo scivolamento a valle, ma , a questo punto, aspettiamo il risultato delle indagini per conoscere la verità.

Mario Guido
su: Ntacalabria

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