Marina Valensise, «Il sole sorge a Sud»

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Che cosa sarebbe l’Italia senza il Sud? Senza Napoli, quella fucina dell’identità italiana e di simboli: il sole, il mare, la musica popolare, il cinema di Totò, il teatro di Eduardo… E cosa sarebbe la letteratura italiana senza gli scrittori siciliani, da Pirandello a Verga, da Brancati a Sciascia, da Consolo a Bufalino, a Quasimodo, eccetera? E senza la Calabria, che all’Italia ha dato il nome e la gloria (come ben ricordano in tanti, a partire da Aristotele), che ne sarebbe del nostro Belpaese?
Queste domande non sono riportate nel bel libro di Marina Valensise («Il sole sorge a Sud – Viaggio contromano da Palermo a Napoli via Salento», appena uscito in libreria per i tipi della Marsilio) ma nascono – si può dire spontaneamente – dalle sue pagine, dopo un’attenta e piacevole lettura. Si tratta di un saggio (costruito in modo accattivante, con specchietti riassuntivi e uno stile molto diretto) che ci fa , sì, «viaggiare» con ritmo lento e assaporato nei bei luoghi del Sud, ma che ci invita anche ad una profonda riflessione.
Riuscirà questo benedetto Mezzogiorno d’Italia (spesso dimenticato, se non addirittura trasformato in una vera e propria fabbrica di scontentezze, da molti governi centrali privi di bussola e non più capaci ad individuare regole, valori e comportamenti condivisi) a superare l’impasse economico e sociale che da tempo, ingiustamente, lo caratterizza? Che ne sarà del Sud nel suo immediato futuro? Il senso del recentissimo saggio di Marina Valensise (giornalista di provata esperienza, presso «Il Foglio» di Giuliano Ferrara, nonché fine scrittrice, calabrese – nativa di Polistena – ma da anni trapiantata a Roma), a nostro avviso è anche questo.
Il lettore, inutile dirlo, rimane letteralmente contagiato dallo straordinario ottimismo dell’autrice nei confronti di un Sud dalle promesse mancate, ma pur sempre illuminato dal «sole dell’avvenire». Marina Valensise, per di più – pescando anche nei ricordi d’infanzia – riserva alla Calabria ben 76 pagine (dalla 73 alla 149) davvero stupende, dalla quali traspaiono finanche sprazzi di autentica poesia. Soprattutto là dove scrive: «Insieme al mare – e per mare intendo Palmi in senso lato, e dunque la spiaggia della Tonnara, ma anche la piazza e soprattutto la casa dei nonni materni […] Dentro di me c’è ancora quel cortile assolato, c’è il sole a picco, il caldo afoso e senza scampo, i concerti di cicale ubriache d’estate, le ortensie che implorano un po’ d’acqua. C’è il silenzio della controra e la frescura dell’imbrunire, coi piedi bagnati che sguazzano nella ghiaia, e la pompa che vaga di mano in mano per abbeverare la natura, e poi c’è il buio della notte…». Un volume, insomma, straordinariamente bello, a cavallo tra l’accurata inchiesta giornalistica che percorre il territorio e il romanzo di formazione.

Vincenzo Pitaro, Gazzetta del Sud, pag. Cultura, di giovedì 22 marzo 2012 (twitter: @Journalist_vp)

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