Il sale in zucca

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Il sale in zucca

Per molti la politica è una creatura aliena, e la politica calabrese lo è in sovramisura, come se ci fosse una specificità tutta e solo calabrese di sputare, vomitare e letteralmente farsela sotto. Di marcare, massacrare, dilapidare il territorio. La Calabria ha collezionato primati su primati, spesso in negativo, ma la Calabria non è certo un‘isola! Chiedere o esigere che la politica romana sbrogli u gliommiro di una candidatura unitaria per un fantomatico centrosinistra è solo un controsenso, perché di centrosinistra nell’orizzonte r(eg)ionale e nazionale non ce n’è stampo e perché il governo, di unità nazionale e/o non, si muove su un abusato canovaccio che si dispiega uguale a se stesso, nel modus operandi e cogitandi della politica politicante, da trent’anni e forse più. I governi si succedono, così come le amministrazioni, senza segnare il/un cambio di passo, al di là di qualche sfumatura e imbellettatura sbandierata dagli editoriali dei giornali e glorificata dai follower di turno.

Voler vedere delle differenze tra i partiti calabresi è questione di dettagli infinitesimali, essi si assomigliano e si pigliano secondo necessità e voluttà in vista delle elezioni e/o al di fuori delle elezioni. I partiti rimangono comitati d’affari, troll, entità impalpabili e/o escamotage declinabili secondo le esigenze del momento e della greppia a cui aggrapparsi. Le liste, i candidabili e i candidati ne fanno le veci, nel disperato tentativo di ipotecare un futuro che sfugge e continua a sfuggire alla presunta politica e non solo. La Calabria è l’ultima ruota del carro, ma il carro è sgangherato, la strada dissestata, i manovratori affaccendati a lucrarci più del dovuto, e gli spettatori distratti o obnubilati dalla sua folle e inane corsa. «…Cazzo, ma è la zucca di Cenerentola!»

Pare ci sia una Calabria sana ed una andata a male, una in sonno o in panne ed una vigile e attenta, una assennata e colta ed una dissennata e ignorante, secondo un mantra manicheo  che si autoalimenta da anni, se non dall’istituzione dell’ente regione. Certo che esiste il bene ed il male, ma è spesso il medio, il melange, il colpo al cerchio e l’altro alla botte, il folklore nazional popolare, il simu tutti sutta a ‘stu cielu, l’apparenza, l’opacità, la mozione  degli affetti e la rimozione degli effetti… il grigio che tutto domina perché non scolora e non scontenta e va sempre di moda. La Calabria non è un’anomalia in quanto tale, ma solo una aberrazione o variazione sul tema dei vizi e delle virtù dello stivale. Certo che ci sono delle differenze, ma come non tenere in debito conto la continuità delle trame, dell’ordito, e dell’inaudito con il resto del tessuto/non tessuto nazionale? Ancora una volta in negativo. Il recovery plan è solo un’altra opportunità che il sistema capitalistico si dà per prolungare la sua esistenza in vita. E non si tratta solo di politica, o pseudo tale, ma di un intero sistema affaristico, (in)formativo, (ri)produttivo che sbava, insaziabile e insaziato dalle Alpi al Lilibeo. In mezzo i cittadini elettori a volte vittime, a volte carnefici, spesso (in)soddisfatti ma comunque conniventi.

Le elezioni si avvicinano. Ad un tiro di sputo. Una minaccia senza salvezza e/o via di scampo. I candidati si paracadutano sulle macerie. Appaiono e dispaino imm(ac)olati e anonimi cumi iurilli i cucuzza scucculannu. Oppure rimangono e permangono, negli anni, fastidiosi e ributtanti cumu l’uoglio n’canna. Il tifo si scatena nella solita mmughina della vigilia. I follower sui social, incitano, bestemmiano, applaudono, ruttano in libertà. La propaganda divampa, avvampa, evapora…  e poi (si) ricomincia. La regione, il capoluogo di provincia, l’ameno paesello, Bisignano o chi per esso. Lo scranno è lì. Francesco Fucile o chi altri? Uno Spirlì o il suo calco più costumato, un Luigi De Magistris o il suo alias più o meno movimentista. Le elezioni non sono il vaccino ma la manifestazione conclamata della malattia.

In molti, incoraggiati dalle deludenti performance sanitarie delle regioni nella pandemia in corso, pensano che il problema sia l’ente regione e ne auspicherebbero il superamento. Non mi pare tuttavia che i comuni, in genere, abbiano dato miglior prova di buona amministrazione. Non certo in Calabria, dove i campanili, le saghe di quartiere e le pro loco imperversano e fanno trend e pure trentuno. Inutile, del resto, stare a rivangare le rivalità territoriali. Ma davvero vogliamo pensare di risolvere i problemi di Bisignano a Bisignano? E con quale classe dirigente? E non parlo certo di classe politica strictu sensu. La crisi delle nascite, l’emigrazione giovanile (per studio e per lavoro) ci consegna un paese di vecchi per vecchi. A Bisignano e non solo. Con sempre più gravi problemi di sanità pubblica e vivibilità in senso stretto e lato. Bisignano è ormai un paesucolo anestetizzato e senza sale, di quartieri fantasmi ed aree commerciali, di campagna abusata e svenduta, di contrade abbandonate, saccheggiate o in attesa di specifica destinazione. L’iniziativa privata ha avuto la meglio, in spregio di ogni regola morale e non. L’azione del pubblico si è prostituita volentieri alle lusinghe del maggior offerente, del parente, del raccomandato in alto loco. Non c’è bellezza ma solo il suo occasionale surrogato che si consuma sui social, negli interni sberluccicanti delle case, nel decoro delle famiglie baciate dalla sorte. …Ma c’è davvero un passato di cui gloriarsi o da riscattare? E di grazia, a chi andrebbe pagato il riscatto? E se l’obolo non valesse un soldo bucato?

Dove vivete? Dove viviamo? E dove cazzo volete che vivano i vostri figli?

Esiste il mondo?

Guido Viale https://www.guidoviale.it/quelluomo-e-antiquato/ ) scrive: “La Terra ci sta dando un assaggio – da parecchi anni, ma soprattutto negli ultimi due – delle condizioni in cui dovranno vivere, se sopravvivranno, le prossime generazioni: se non è incendio è alluvione; se non è uragano è siccità; se non è inquinamento è pandemia; se non è carestia è migrazione di massa; se non è guerra è terrorismo. Oppure anche tutte queste cose insieme. Oggi qua e domani là. Ma sempre di più, qua per tutti. Logico che le nuove generazioni non intendano accettare questa prospettiva senza ribellarsi e che siano scese in piazza a milioni, prima del covid.”
La speranza, se c’è una speranza, è nei giovani. Non vestitili di vecchio.

Giro girotondo,\casca il mondo,\casca la terra,\tutti giù per terra.

Rosario Lombardo