Il giorno della memoria al campo di concentramento di Ferramonti

ferramonti Il giorno della memoria al campo di concentramento di Ferramonti

Com’è tradizione, anche quest’anno è stato allestito il consueto “Memoria Meeting”, iniziativa della Fondazione internazionale “Ferramonti di Tarsia” per ricordare le vittime della Shoah.
Giunto ormai alla ventiduesima edizione, si concluderà oggi, quando verrà depositata la corona al monumento dedicato agli ex internati. La costruzione, del Campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, ha avuto inizio nel maggio 1940. Il Campo, a differenza degli altri Campi di Concentramento italiani fu costruito ad hoc, e, nell’aspetto esteriore ricordava chiaramente un lager nazista, fatto com’era da lunghi capannoni e posto nell’immediata vicinanza della linea ferroviaria Sibari-Cosenza.
È stato il più grande ed importante Campo di Concentramento fascista Italiano, con una presenza media di oltre 2000 persone ed una punta massima, raggiunta nell’estate 1943, di 2.700 persone…

Era costituito da 92 baracche su un territorio di circa mq. 160.000 circondato da un recinto di filo spinato, sorvegliato dall’esterno lungo il suo perimetro dalla Milizia Fascista.
Il Campo sorgeva nella Valle del Fiume Crati, a circa 6 Km dal paese di TARSIA, in una zona malsana, malarica e paludosa, dove erano in corso lavori di bonifica. Durante il periodo di prigionia molti internati si ammalarono e morirono di malaria.

Sull’area dove era posto il campo sorge adesso lo svincolo di Tarsia della autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria. Questo ha fatto sì che, complice l’incuria di molti, l’intero campo sia stato smantellato nel tempo e nessuna delle originali costruzioni è rimasta. Attualmente l’area è stata sottoposta a vincolo e vi è stato posto un apposito museo, di proprietà del Comune di Tarsia, dove ogni anno viene celebrato il Giorno della memoria.

Torna per la prima volta nel campo di Ferramonti, dove è nata:
Quando varca i cancelli del campo Ferramonti di Tarsia è come se i suoi occhi iniziassero a guardare un vecchio film in bianco e nero. Le tragedie della shoah, i campi di sterminio nazisti e gli orrori della Seconda guerra mondiale. All’interno di questo grande film c’è un pezzo della vita di Dina Friedman Semadar, nata 66 anni fa nel campo d’internamento calabrese, è tornata martedì 26 gennaio per la prima volta nella struttura.
Oggi Dina, commossa tanto da non riuscire a parlare, entrata nel campo di Ferramonti, gira tra le baracche cercando di trovare qualche foto dei suoi genitori.
Dina, che è una pittrice, vive in una città a venti chilometri da Tel Aviv.
«I miei genitori sono morti – ha aggiunto – ma custodisco ancora gelosamente i ricordi di mia madre che mi raccontava del periodo vissuto qui nel campo di Ferramonti. Mi raccontava delle atrocità della guerra ma allo stesso tempo aveva anche parole positive per tanti italiani che avevano aiutato lei e mio padre. Qui nel campo sto cercando trovare qualche traccia che mi possa aiutare a ricordarli.>>

Inoltre, stamani nel campo di Ferramonti sono state inaugurate tre baracche recentemente ristrutturate dal Comune di Tarsia che entreranno a far parte del Museo Internazionale della Memoria. Alla manifestazione ha partecipato il presidente della Fondazione Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia, Francesco Panebianco, accompagnato da una delegazione della comunità ebraica.

1 commento

  1. Mi congratulo con il Presidente e tutti i componenti della Fondazione Ferramonti, di tutte le persone di ierei e di oggi che con il loro coraggio, i ricordi (non sempre piacevoli), hanno fatto tanto per ricordare chi ha dato tanto per la Patria, la ” Vita “, sono esempi da ricordare, questi sacrifici non debbono essere dimenticati.
    Nel Comune dove presto attività lavorativa ho fatto molte ricerche per dare qualche anno fa un nome a chi si è sacrificato per la propria terra, i loro nomi sono stati tutti scritti a Loro ricordo, anche per mio padre non deceduto in guerra ma vi partecipò, con una medaglia al valor militare che tengo con ricordo.
    Un Saluto da Vincenzo Trotta
    N.B. Spero di poter vedere, l’altra parte del Museo di recente inaugurato per l’occasione e mettere la mia piccola esperienza al Servizio di chi fa tanto per gli uomini del passato.

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