La storia di Salvatore Garritano, campione d’Italia col Torino, diventa un caso a Luzzi: i suoi cari chiedono che venga rispettata la sua memoria con quanto aveva desiderato.
Sul piano sportivo, i maggiori ricordi arrivano con la maglia granata. Al Torino rimase per tre stagioni, facendo da riserva ai Gemelli del Gol, Pulici e Graziani. Diede comunque il suo contributo allo scudetto del 1976, collezionando 5 presenze e segnando un gol al Milan. Nelle due stagioni successive aggiunse altre 15 presenze e una sola rete, oltre a quella realizzata in Coppa Uefa contro l’Apoel Nicosia. Si tolse anche la soddisfazione di entrare, a modo suo, nella storia granata: fu infatti lui a segnare il primo gol ufficiale del Toro campione d’Italia, con lo scudetto sul petto, nella partita di Coppa Italia giocata al Comunale il 20 agosto 1976 contro il Foggia.
In Serie A giocò anche con le maglie di Atalanta, Bologna e Sampdoria, prima del graduale passaggio nelle categorie inferiori, dove vestì le casacche di Pistoiese, Omegna, Sorrento e Latina. Infine tornò alla Ternana, la società che lo aveva lanciato giovanissimo in Serie B. Continuò a giocare fino a quarant’anni nei campionati dilettantistici, con coraggio poi denunciò quanto avveniva nel dietro le quinte del calcio. In particolare sul tema doping rivelò: “Troppi miei compagni sono morti per quello che ci davano, prendevamo sempre qualcosa per andare in campo senza neppure domandare cosa fosse. Da ragazzo, quando sei poco consapevole di quello che stai facendo, ti pompano con ogni tipo di sostanza. Da adulto, quando ti sei ammalato e hai bisogno di aiuto, per loro sei già morto. Escluso, mobbizzato, cancellato. Nessuno ti telefona, e se li chiami si negano”, diceva a L’Espresso nel 2010, ricordando i casi di altri giocatori in campo con lui in quegli anni e poi deceduti per leucemia.
Proprio a causa della leucemia lasciò la vita terrena a 69 anni, il 12 novembre scorso. Da quel momento, la famiglia vive un’ulteriore angoscia: il corpo di Garritano è stato cremato, come sua stessa volontà, ma le ceneri non sono mai state restituite alla famiglia.
«Le sue ceneri sono ferme nel cimitero di Luzzi dal terzo giorno dopo la sua morte. Ci siamo recati più volte al Comune per chiedere l’affidamento dell’urna a domicilio, anche insieme all’Agenzia Funebre Geppino Petrone, che si è occupata del funerale. Ci è stato detto che “non c’e la legge» e che «a Luzzi non si può fare», e tante altre sono state le promesse da parte del sindaco” – così afferma la vedova Garritano che ha inviato una missiva al Quotidiano – Quello che dicono al Comune – continua – non è vero, perché la legge del 30 marzo 2001 nr. 130 prevede espressamente l’affidamento dell’urna ad un familiare con verbale di custodia. La stessa cosa è prevista dalla normativa della Regione Calabria».
Sempre sulle colonne del quotidiano, è arrivato l’appello: «Dopo 9 mesi non chiedo un favore, chiedo solo l’applicazione di un diritto già riconosciuto in tutti comuni limitrofi . Chiedo rispetto per il dolore di una famiglia intera. Chiedo pubblicamente alla giunta comunale di Luzzi è al Sindaco, Umberto Federico, di approvare immediatamente il regolamento per l’affido e la dispersione delle ceneri, come previsto dalla legge. E di sbloccare la mia pratica perché non è possibile che nel 2026 succedano queste cose, e solo per mancanza di una delibera».
Il caso negli ultimi giorni sta facendo discutere nel territorio luzzese così come gli appassionati sportivi. Un po’ di buon senso e mettersi la mano sulla coscienza, mai come in questo caso, è necessario, andando a velocizzare gli iter normativi per attualizzarli e consentire alla famiglia Garritano di onorare al meglio la memoria dell’ex calciatore.


