Foibe, fra guerra e pulizia etnica

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Fra pochi giorni sarà il giorno del ricordo delle Vittime delle Foibe. Un argomento per anni tabù, lunghi silenzi e tesi contrastanti. Ciò che accadde fra il 1943 ed il 1945 fu solo la conseguenza dell’occupazione italiana o un vero atto di pulizia etnica ?

Basovizza, Bus de la Lum, Monrupino, Semich sono solo alcune località  della Venezia Giulia che custodiscono i resti di tanti civili massacrati per il solo torto di essere italiani. Per la loro orografia impervia le foibe furono scelte per nascondere  o rendere difficile il recupero i corpi di tutti coloro che furono giustiziati o, peggio ancora come da testimonianze dei pochissimi sopravvissuti, gettati vivi legati fra loro.

Questi massacri furono il preludio a quello che fu noto come l’esodo giuliano-dalmata, di cui ancora oggi non si riesce a quantificare con precisione il numero, cifre più prudenti parlano di 250.000 persone altre stime parlano di 350.000. Molti di quelli incerti finirono nelle foibe, di altri non si seppe molto, complice il clima di sbando post armistizio del 1943. Uffici del Governo Italiano presi d’assalto e  distrutti, archivi irrimediabilmente persi contribuirono a non questo clima di incertezza.

Una pagina molto buia del periodo più triste della storia Italiana post- unitaria. Per  arrivare a stabilire un giorno della memoria il Parlamento Italiano ha impiegato quasi sessanta anni, dopo non poche difficoltà, veti e varie commissioni di inchiesta. Di certo la situazione nel Venezia Giulia era di non facile gestione sin dall’epoca dell’Impero Austro-Ungarico.

Dopo un periodo di relativa calma con la primavera dei popoli a metà Ottocento, anche in quelle zone  il sentimento di appartenenza nazionale cessò di essere una prerogativa delle classi elevate e cominciò, gradualmente, a estendersi alla masse. L’irredentismo italiano rinvigorito dalla cessione del Veneto al Regno d’Italia fu controbilanciato da una germanizzazione e slavizzazione dell’area imposto dal Governo Austro-Ungarico. L’equilibrio socio-politico molto fragile riuscì a resistere senza esplodere fino al primo post dopoguerra. Con la redistribuzione “monca” delle sovranità sui territori i contrasti fra slavi ed italiani ebbero un impulso fra cui si ricordano l’incendio del Narodni Dom da parte degli italiani e la gli incidenti di Spalato che culminarono con l’omicidio del comandante della Marina Italiana da parte delle popolazioni slave. Episodi da ambo le parti segnarono l’inizio del periodo buio. Dopo  la  presa del potere del Partito Fascista, le autonomie culturali e linguistica della parte di popolazione di origine slava venne meno, ma gli episodi di repressione furono limitati. La situazione precipitò dopo l’invasione dell’Italia nel 1941. Furono devastati villaggi, azioni tipici di repressione furono all’ordine del giorno. Vennero creati i campi di concentramento di Arbe e Gonars dove furono internate parte della popolazione slava.

Dopo l’armistizio del 1943 le situazioni si capovolsero. Le popolazioni di origine slave approfittando del vuoto di potere improvvisarono tribunali.  Migliaia di persone furono torturate e passate alle armi. Deportazioni, esecuzioni furono la terribile vendetta nei confronti di coloro che si erano resi colpevoli della collaborazione con le forze di occupazione italiana e tedesca. Tante  testimonianze  sono state raccolte su come il rigurgito di bieco giustizialismo, nazionalismo orientati allo sradicamento della presenza italiana nell’area. La popolazione di origine italiana ebbe altra soluzione che scappare via.

Le stragi delle foibe, dopo aver avuto un profondo impatto sull’opinione pubblica, divise molto sulla sua interpretazione. Seguirono lunghi silenzi da parte delle istituzioni e diverse tesi contrastanti e contrapposte furono diffuse. Alcune influenzate dalla posizioni ideologiche ed enfatizzate dalla fede politica. Di sicuro si ha che quanto accaduto è stato uno dei più bassi della civiltà.

Per evitare il rigurgito di movimenti razzisti e nazionalisti servirebbe una ben maggiore diffusione della conoscenza della nostra storia, a partire dalle scuole. E’ doveroso che tutti conosciamo  cosa avvenne a Sant’Anna di Stazzema, alle Fosse Ardeatine, ad Auschwitz, le scorribande dei Goumier Francesi nella Ciociaria  e appunto le foibe.  Altrettanto doveroso è sapere anche che cosa hanno rappresentato il massacro di  Domenikon  o il campo di concentramento di Arbe e Gonars.

Nel 2010 in  occasione dell’incontro a Trieste dei Presidenti di Italia, Croazia e Slovenia, prima del concerto in Piazza Unità d’Italia, come atto di reciproca riconciliazione i tre presidenti hanno deposto una corona di fronte alla lapide che ricorda l’incendio del Narodni Dom la Casa del Popolo slovena data alle fiamme nel 1920 dai nazionalisti italiani recandosi poi insieme a rendere omaggio al monumento che ricorda l’esodo degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia In quella occasione, sono state ricordati sia la tragedia delle vittime del fascismo italiano sia le vittime della folle vendetta delle autorità postbelliche dell’ex-Jugoslavia.

Dare un peso storico corretto è un passo fondamentale  per la costruzione di una memoria europea fondata sull’etica della responsabilità e aperta alla dimensione globale e multietnica delle società in cui  viviamo, al di là di una memoria nazionale per creare una memoria della pace e di fraternità fra i popoli, affinché quanto successo in passato non accada mai più. In questo ruolo importante è demandato alla scuola ed agli organi di informazione. Fare un’informazione faziosa, di parte, che non rispecchia la realtà contribuisce a scavare solchi fra parti contrapposte e ad inasprire i rapporti.

Luca Montalto