Diario del centenario

Cosa c’è di passionale e di vero nell’essere ultras? C’è la storia prima di tutto, oggi appesa al muro. Il muro della Sud, ovviamente, divenuto in onore di questo secolo di vita museo a cielo aperto. Tutti gli striscioni esposti a raccontare quanto c’è di vero e passionale nel vivere il Cosenza. Oggi come ieri. C’è la verità raccontata da una scalinata pronta a testimoniare una storia passata da queste parti, tra urli e incitamenti, tra dolori e gioie. Il San Vito, il suo manto erboso, è un’amante che aspetta di essere consumato dall’amore, presta il fianco e sembra mostrare ogni sua ruga dovuta al tempo. Tanti ultras di ieri e di oggi hanno riempito la Sud di tutto ciò che ha rappresentato negli anni. Bandiere e striscioni storici ed ogni centimetro di stoffa usata per i lupi sono esposti in tutto il loro splendore. Splendore che si rivela direttamente proporzionale al loro essere usurati dall’attacca e stacca da trasferte, dal troppo sventolare ed alcune forse dalla troppa naftalina presa in chissà quale armadio per troppo tempo. Ne campeggia uno più grande in alto “Quando la fede diventa un ideale” recita. Ecco un’altra verità emergere da chi ha scelto una vita in curva, sfidato da leggi e contromisure forse troppo repressive. È la verità di un ideale che punta alla vittoria, in ogni suo aspetto. Dentro e fuori dal campo, e poco importa se il campo scelto è il San Vito. C’è di vero, e questo risulta innegabile, una passione tramandata da una generazione a quella successiva. Solo cosi si prova a spiegare l’emozione dei tanti adolescenti nell’ammirare questo museo rossoblù. Emozioni di ragazzi a cui qualcuno avrà parlato di domeniche esagerate di fine anni 80 di un frate fedele ai colori rossoblù, oggi assente solo fisicamente. Qualcuno avrà spiegato loro perché da tante parti d’Italia sono venuti ad omaggiare questa bella fetta di calcio che oggi invecchia di un secolo ma che certo non si arrende. Continuità dovuta a chi oggi, dopo vent’anni, seppellisce l’ascia di guerra, o forse la disseppellisce. Proprio chi nel passato viveva la Sud come una casa oggi arriva ad attaccare il proprio striscione proprio nel punto esatto in cui ha combattuto tante battaglie, fortunatamente quasi sempre metaforiche.  C’è di vero che questa fede, questo stile di vita tanto si è imposto nel panorama nazionale ed in questo centenario raccoglie i pezzi di un successo costruito tanto fortemente quanto inconsciamente. È la caratteristica degli uomini liberi. C’è di vero che questo muro, questa scalinata divenuta museo, porta addosso ogni volo di Salvatore, ogni corsa verso il basso ad urlare fino ad arrivare ad un fossato mai troppo grande per dividere chi esulta da chi fa esultare. Poi arriva Sergio con sulle spalle un pezzo di storia. Gli ultras stanno a guardare.  Sergio espone in prima fila il loro striscione, le luci si spengono e le voci tacciono. I nuclei sconvolti partecipano al centenario. Oggi il San Vito sarà pronto di buon mattino sotto una Sud che per questi cento anni finalmente si riempirà e questo è vero come è vero che 90 minuti passano in fretta esattamente quanto un secolo.

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