Combattere per r-esistere

 

Presso l’University Club dell’Università della Calabria si è svolto il 22 Maggio un nuovo ed interessantissimo seminario del ciclo “Laboratorio di Resistenza Antimafia” organizzato dal professore Giancarlo Costabile. Il seguente seminario ha visto la partecipazione di importanti figure nella lotta alla mafia, come lo scrittore Pino Aprile, il Dirigente scolastico dell’Istituto “Corrado Alvaro” di San Luca Domenica Cacciatore, il sacerdote don Pino De Masi, l’Imprenditore e Testimone di Giustizia Gaetano Saffioti e il Procuratore Aggiunto della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri.

La partecipazione dei ragazzi anche questa volta è stata numerosa, segno che questo laboratorio sta realmente muovendo la coscienza di molti. A coordinare la discussione è stato proprio Pino Aprile, che ha voluto sottolineare come non bisogna essere supereroi per cambiare il mondo circostante, ma bastano gesti ordinari basati sul principio della legalità e della correttezza. Non a caso Pino Aprile ha posto come esempio Ciro Corona e il suo “pacco alla camorra”, arrivato fino al Parlamento europeo: questa è la dimostrazione di come il lavoro e l’impegno paghino sempre e che ognuno di noi può essere una sentinella di legalità.

Successivamente è intervenuta Domenica Cacciatore, donna coraggio che ha letteralmente entusiasmato i ragazzi con il suo esempio di vita. Domenica Cacciatore nel settembre 2011 si è ritrovata costretta a trasferirsi presso la Scuola Elementare di San Luca, con degli ovvi iniziali timori derivati dai tanti problemi locali legati alla mafia. Questo trasferimento, inizialmente vissuto come una punizione, un’ingiustizia, diventa invece per Domenica una grandissima opportunità.

Arrivata a San Luca la situazione che si trova davanti non è delle migliori, con numerosi episodi di violenza e di omertà, dove tutti fanno tutto ma nessuno sa niente. Per utilizzare un suo termine, il cosiddetto PICS (Prodotto interno culturale socializzante) non era molto alto. La situazione era degenerata a tal punto che i bambini della scuola distruggevano banchi e sedie impedendo il regolare svolgimento delle lezioni. Da questo evento negativo Domenica fu però capace di far scoccare una scintilla di cambiamento, dando il via ad un’iniziativa denominata “RiciclART”, cioè l’utilizzo dei banchi e delle sedie distrutte come strumenti artistici. Questo fu un modo per controbattere alla violenza con la genialità, dando ai ragazzi un nuovo modo di sfogarsi, più sano e produttivo. Da questa iniziativa in poi, Domenica ha portato a San Luca e nella sua gente la dimostrazione di come possa esistere una via alternativa, di come la bellezza e la creatività sono presenti ovunque, anche in terre note alla cronaca soprattutto per altre vicende. La dimostrazione del successo di queste iniziative la si può cogliere osservando il grandissimo risalto dato alla figura di Domenica Cacciatore, risalto che ha raggiunto l’apice con l’incontro che si è svolto nei mesi scorsi tra una rappresentanza della scolaresca di San Luca e papa Francesco.

Dopo aver ascoltato questa grande storia di resistenza è intervenuto don Pino De Masi, prete normale in una terra anormale. La storia di don Pino parte circa 30 anni fa, quando nel paese in cui è parroco (Polistena), alcune famiglie mafiose gli chiesero il diritto di gestire la festa della Madonna della Catena. Il prete rifiutò tale invito dicendogli che loro non centravano nulla con la gestione della festa, spiazzando così quelle persone che si aspettavano un prete pronto a stare in religioso silenzio ed accettare qualunque cosa.

Altro “sgarbo” inflitto alla mafia fu il suo sostegno ad alcuni ragazzi tossicodipendenti e spacciatori, tolti così dal ricco mercato della droga. Questi due piccoli grandi gesti ci insegnano come bisogna testimoniare la normalità per trasformare questa terra anormale in normale. Bisogna partire dal concetto che la ndrangheta ha un suo progetto educativo ben preciso, con dei propri e precisi valori. Il lavoro che bisogna fare è opporre al loro metodo uno diverso composto da valori autentici, che ci trasformi in gente normale.

Una prima vittoria in questo senso si è avuta nella riutilizzazione dei terreni di Gioia Tauro confiscati alle famiglie Piromalli e Mammoliti. Questi terreni sono diventati oggi simboli di bellezza e di speranza. Stessa cosa per il Palazzo dei Versace di Polistena, simbolo in passato del potere locale e che oggi invece ha visto al suo interno l’apertura di una sede di Emergency, oppure la sede della Charitas e la Caserma dei Carabinieri nate in alcuni palazzi confiscati a Gioia Tauro. Questa è la dimostrazione di come siano veritiere le parole di De Andrè: “dal letame nascono i fiori”.

La vera scommessa sta tutta, quindi, nel vivere da gente normale in territori che ancora non sono normali, e per fare ciò siamo chiamati a vivere in Calabria e renderla sempre più bella. Lo slogan utilizzato in passato da don Pino nelle sue iniziative era “Cambiare per restare, restare per cambiare”, mentre oggi è diventato “Noi partigiani di una nuova resistenza”.

In seguito è intervenuto Gaetano Saffioti, incontrato nei primi giorni di Maggio dai ragazzi del Laboratorio di Resistenza presso la sua impresa. Come la scorsa volta, anche durante questo intervento Saffioti è stato un grandissimo esempio di lotta e coraggio, ricordando ai ragazzi come noi siamo dotati di un grandissimo potere, quello di scelta, da portare avanti fino in fondo poiché la libertà non ha prezzo. La ndrangheta esiste ancora oggi perchè siamo noi a farla esistere, con i nostri silenzi e le nostre mancate prese di coscienza. Per poterla combattere sono necessari tre elementi: rispetto per noi stessi, per gli altri e responsabilità d’azione. Quando realizzeremo ciò cambierà completamente tutto.

Il Magnifico Rettore dell’Università della Calabria, Gino Mirocle Crisci, ha voluto rafforzare questi concetti affermando che la delinquenza organizzata si combatte cominciando dalle istituzioni, rispettando le regole, i pari diritti e i pari doveri. A ciò si è ricollegato il prof. Costabile, sottolineando la necessità da parte dell’università di occuparsi della vita reale delle persone. Si deve stare al mondo in maniera diversa rispetto a quella troppo spesso insegnata nel silenzio.

L’intervento finale, ma non per importanza, è spettato a Nicola Gratteri che realizza un’interessante analisi sulla figura di Falcone, percepito come antipatico da molti durante la sua carriera ma oggi ipocritamente amato anche dai suoi vecchi detrattori. Questo personaggio ha ottenuto oggi nella popolazione italiana, e non solo, tantissime dimostrazioni di affetto, dimostrando che stanno cambiando anche gli eroi della gente comune. Questa è la più chiara dimostrazione di come il sacrificio di questi uomini e l’impegno da loro profuso abbia prodotto fertili fiori di speranza di cui bisogna soltanto prendere coscienza. Quando ci renderemo conto che questa battaglia contro l’illegalità non è impossibile da vincere, come purtroppo molti vogliono farci credere, avremo ottenuto una grandissima vittoria. Combattere e r-esistere oggi porterà alla creazione di un mondo in cui la mafia sarà soltanto un lontano ricordo.

A questo seminario ne farà seguito un altro il 23 Maggio, giorno del terzo anniversario di Pedagogia della R-Esistenza, a cui parteciperanno il direttore scientifico del Laboratorio di Resistenza Antimafia Arcangelo Badolati, il questore di Cosenza Alfredo Anzalone, il criminologo Francesco Bruno, il giornalista Giuseppe Baldessarro, il Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma Francesco Minisci e Pino Aprile. Sarà un’altra importante giornata di dibattito a cui non mancare.

 

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