C’è una ragione di più

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Sono solito manifestare il mio pensiero politico con molta libertà di modi e di forma. Lo faccio in riferimento agli ambiti più disparati a partire dalla politica internazionale per scendere mano a mano a quella europea, a quella nazionale fino a quella più locale ad esempio di Bisignano, mia città natale e di attuale residenza. Forse qualcuno storcerà il naso accusandomi di presunzione di competenza ma a costoro replico dicendo che c’è una ragione fondamentale.

Il mio pensiero è un esercizio di libertà e ancor più di cuore. Se poi riesco a fare anche opinione o a stimolare una qualsiasi forma di riflessione, tanto meglio.

Premetto che il mio credo politico è fondato su un principio di coscienziosità etica. E più volte mi sono trovato a definire questo mio pensare invece che Politica, come “Poletica”. A questo personale concetto infatti, fanno riferimento le mie valutazioni e considerazioni siano esse di critica o, cosa più rara lo ammetto, di apprezzamento.

Riguardo alle famose competenze, qui lo dico e sottolineo, prima ancora che a chi manifesta ed esprime un’opinione, spettano a chi politicamente svolge ruoli di responsabilità pubblica. Assolutamente competente deve essere chi è chiamato a dirigere il bene comune, il patrimonio comune e a rappresentare al meglio coloro che lo hanno voluto e collocato in quella posizione di prestigio che sicuramente implica in egual misura onori e oneri.

Ovviamente, più alto è l’ambito, maggiore deve essere il livello di competenza.

Di conseguenza, scendendo d’importanza, si riduce l’ambito e forse sono richieste competenze più contenute.

Il “forse” però non significa che deve venire meno il senso di responsabilità e l’impegno a prodigarsi al meglio per la comunità e per il territorio per quanto ridotti possano essere. Anzi, tutt’altro. Infatti ciò che deve emergere e deve risaltare è la volontà o, meglio, quella quasi-vocazione già motivante la scelta di mettersi in gioco, di scendere in campo, come si abusa dire oggi, per contribuire alla gestione della cosa pubblica. Insomma deve venire fuori un reale e concreto spirito di sacrificio tutto rivolto agli altri che, pertanto, è distante anni luce dal più piccolo interesse personale e da ogni irragionevole egoismo.

Però, tutte queste belle qualità c’è chi ce l’ha, chi ne ha solo una parte e chi, purtroppo per noi, non ne possiede nemmeno mezza. E ciò succede a destra come a sinistra, lassù in alto come quaggiù in basso.

Avete capito che sto andando a parare e parlare di quella politica locale a me più vicina per appartenenza. Ma vi prometto che pur nella specificità del caso, cercherò di parlarne in un’ottica di visione generale anche per interessare chi leggerà questo scritto da oltre i confini della città di Bisignano.

D’altra parte, un possibile parallelismo tra grande e piccolo si può fare benissimo, può essere perfettamente pertinente. È sufficiente dare un’occhiata ai soggetti che occupano posizioni di rilievo nel panorama nazionale, per prendere atto che molti di costoro non sono esattamente delle cime o dei possibili candidati al Nobel non solo in materia di capacità e competenza ma anche e soprattutto di coerenza, correttezza e onestà.

A monte, tutte le organizzazioni politiche si prodigano e cercano disperatamente e con fatica di individuare e selezionare personalità di spessore da imporre come leader. Poi prendono quello che riescono a prendere e il risultato è una prevedibile spesso disastrosa conseguenza.

Ciò, in linea di massima avviene anche nelle piccole realtà locali ma con ancora più difficoltà poiché in primis il parco macchine è decisamente carente e le auspicabili qualità e capacità sono veri e propri aghi smarriti in un pagliaio.

Le varie compagini politiche che si mettono in gara per amministrare una città, si formano condizionate da tanti elementi non escludendo che, spesso, quelli determinanti non fanno esattamente riferimento a un ideale di religiosa santità. La conseguenza è che ciò che rimane nel setaccio di cernita si divide per inseguire la propria ambizione di protagonismo e questi soggetti pseudo-leader, pur di raggiungere il proprio personale scopo, accettano ogni vantaggioso compromesso cosa che letteralmente è da tradurre come un “mettersi in posizione disponibile per essere comprati da azionisti speculatori ed essere opportunamente gestiti da ombrosi quanto equivoci poteri”. Capito mi hai?

L’evidenza è che questi malati di opportunismo e di sfrenato arrivismo non hanno assolutamente a cuore il proprio territorio ma solo ed esclusivamente il proprio interesse se non la propria tasca.

Lo si può capire in anticipo? Certamente! Guardate, chi ha come obiettivo primario la propria terra si stringe a coorte, fa quadrato, fa di tutto per unire le forze anche tra storici avversari, mettersi insieme per adoperarsi al meglio. Non lo fanno? È chiaro che il bene comune non rientra nei loro interessi. Semplice no? E allora quando occorre regoliamoci così, non ricorriamo al tardivo senno di poi ma per valutare e scegliere, usiamo il senno di ora, più attuale, il buon senso.

Badate che questo avviene a tutti i livelli. Ma per non dilungarmi su lobbysmi vari, massonerie e ogni altra tipologia di poteri influenti, salto e torno al piccolo esempio del mio ambito locale che tanto è lo stesso.

Ora nel parlare generale, mettiamo che una qualsiasi squadra si affermi. Una squadra composta da elementi che valgono un minimo, altri che valgono meno, altri meno ancora. Tutti però vantano qualità e voglia di darsi da fare e concorrono per occupare le poltrone più di prestigio.

In una situazione di oggettiva difficoltà chiaramente non si riesce a produrre molto perché l’obiettivo primario è il tamponare al meglio appunto le difficoltà e utilizzare con parsimonia quelle poche risorse che si riescono ad intercettare.

Chi ha un minimo di capacità si arrabatta alla bell’e meglio e ha bisogno del supporto di chi gli sta intorno nella sua squadra. Quando quel qualcuno non dimostra utilità al gruppo è chiaro che va sostituito. Questa è una ragione. E se per caso quel qualcuno lascia ipotizzare una qualche reiterata inadeguatezza o equivocità, va sostituito con più immediatezza perché c’è anche il rischio di contaminare e coinvolgere tutta la squadra. E questa è una ragione in più.

Facciamo un paragone con una squadra di calcio. Anche qui ci sono campioni e meno campioni. Prendiamo il caso recente dell’Inter con Icardi, uno degli uomini di punta, che è stato prima degradato da capitano e poi messo addirittura fuori squadra. Situazione gestita tutto sommato bene che si è conclusa con il successivo rientro in squadra del campione brasiliano. Ma non abbiamo visto un Icardi che, richiamato a fare la sua parte, invece di puntare a rete verso la porta avversaria ha cercato di fare gol nella propria porta. Non ha cercato insomma di danneggiare la sua Inter.

Nella squadra politica di Bisignano invece cosa è successo? È successo che un momento di crisi è stato gestito con uguale eleganza. Una situazione di equivoco coinvolgimento è stata arginata senza puntare il dito accusatorio contro qualcuno in particolare ma azzerando tutti gli incarichi e le deleghe precedentemente affidate. Un apprezzabile tentativo di risolvere la questione com’è giusto  e corretto fare, nel modo più riservato cioè nello spogliatoio.

Cosa si è ottenuto? Ebbene abbiamo visto che al grido di “non siamo attaccati alle poltrone” i segnalati sotto osservazione, dimostrando tutto il loro non essere veri artigiani di qualità e tutto il loro attaccamento sia a poltrone che a sofà, sono aspramente insorti. E come se non bastasse, in questo periodo di inibizione degli incarichi, hanno perseverato nell’equivoco e nell’imbarazzo generale. D’accordo Il primo equivoco definiamolo casuale, il secondo siamo ancora benevoli e chiamiamolo coincidenza poi… Qui mi fermo perché non voglio avanzare sospetti e alimentare diffuse voci di popolo.

A questo punto, continuando nella cronologia, al momento di perfezionare la fase di riassetto, la decisione è diventata più imperativa con posizione giustamente più ferma riguardo alle esclusioni.

E parliamo al plurale perché l’uomo di punta, l’Icardi della situazione, si è trascinato nel suo sciagurato precipizio una valletta, aspirante primadonna, perfetta sconosciuta prima di queste note di gossip politico e che nel famoso setaccio delle capacità  e delle competenze di cui sopra passava più che agevole senza lasciare traccia.

A questo punto, il duo neo-dissidente comincia a dimostrare il vero volto. I due si scagliano contro la loro stessa parte e via su e giù per il campo di gioco impegnandosi nel tentativo di far gol nella propria porta. Quindi? E questo che realmente siete? Eravate lì per impegnarvi a favore della propria città solo per la poltroncina? Il ruolo? Il tornaconto? E adesso ecco che, per spicciolo risentimento, siete contro non solo la vostra parte politica ma contro gli interessi di coloro che vi hanno consentito di essere lì!

Beh cosa siete in realtà è dimostrato dal vostro immaturo quanto interessato comportamento. Non dalle carte e dagli scritti che latina citazione vuole rimangano. E attenzione che non è nemmeno vero che le parole volano e non lasciano tracce. Non le lasciano come prova ma come controprova le lasciano, eccome! E fanno pure opinione e breccia nel cuore della gente che ora ha una ragione in più per non darvi più credito e fiducia.

Giovanni Vuono