Brutta storia di violenza su una giovane ragazza di Cosenza

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Brutta storia di violenza in città. Una storia torbida che affiora da Cosenza vecchia. Una storia che proviene dalle case diroccate e i magazzini abbandonati dove vivono rintanati i cosiddetti “invisibili”. È forte l’odore della miseria, e questo che spinge allo scoperto l’orrore vissuto da Maria (il nome di fantasia). La ragazza, sui venticinque anni, non piange più da quando s’è liberata di quel peso che portava dentro. Un macigno schiacciato dal silenzio della vergogna. Costretta ad avere rapporti sessuali con quell’uomo che la ricattava quotidianamente sin da quando aveva 17 anni. «Devi venire a letto con me, altrimenti…», le diceva lui ogni volta. E lei era costretta a sopportare carezze e sospiri della persona che le aveva fatto credere di essere in grado di regalarle una vita diversa.

 Qualche settimana fa, però, qualcuno s’è mosso a pietà udendo i pianti della ragazza e ha avvisato i carabinieri. Gli investigatori della Compagnia di Cosenza, guidati dal tenente Cristina Spina, si sono messi a indagare raccogliendo le voci e gli umori d’un quartiere tradizionalmente chiuso e diffidente nei confronti dei rappresentanti dello Stato. Un lavoro complesso che i detective del colonnello Francesco Ferace hanno chiuso con successo. E pure Maria è stata sentita. La ragazza ha provato a negare, per vergogna e  per paura, poi, però, ha intravisto l’unica via d’uscita dal tunnel dell’orrore e l’ha imboccata confessando la sua vita d’inferno accanto a quell’uomo. Un racconto che è stato riassunto nell’informativa-denuncia che è stata inviata alla Procura guidata da Dario Granieri. Un voluminoso dossier che è già all’attenzione del pm Salvatore Di Maio, magistrato di punta del pool antiviolenza. Un fascicolo che è stato arricchito da altre carte d’interesse investigativo come quelle che riguardano il sequestro d’una pistola giocattolo, priva di tappo rosso, che i carabinieri del Radiomobile, guidati dal maresciallo Domenico Lio, hanno rinvenuto a casa dell’uomo durante una perquisizione domiciliare. Il rinvenimento dell’arma finta servirebbe da riscontro a uno degli episodi di violenza più recenti subiti dalla ragazza. Verso novembre, infatti, l’uomo l’avrebbe spaventata con quella pistola: «Se non vieni con me…». E lei avrebbe dovuto sopportare ancora le insane voglie di quell’uomo. Costretta a tacere dalla paura, confortata solo dai singhiozzi della madre sessantacinquenne. Il pm Salvatore Di Maio è già al lavoro su quelle carte. Il magistrato cercherà di rimettere insieme le tessere di questo mosaico sconvolgente prima di decidere di mandare sotto processo l’uomo.

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