Aglio, fravaglio, fattura cà nun quaglia, corna, bicorna, cap’alice e capa d’aglio

roslom-300x112 Aglio, fravaglio, fattura cà nun quaglia, corna, bicorna, cap'alice e capa d'aglio

Non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Il tele-comando intendo. Se non altro per sentirsi ognuno padrone almeno a casa propria, scettro in mano, vuccapiertu davanti allo specchio delle mille e più brame. Avetrana, Brembate, Palazzo Grazioli… WikiLeaks, la Russia, le vajasse, le circasse, i Bocchino e i figli ‘i bucchinu, i Fini ed i secondi fini, i cascami e le carcasse di una democrazia morta e sepolta… La propaganda, la realtà-fiction e a puttane tutto il resto… Al che non resta che spegnere, spegnersi o mettersi lì davanti con le mani sui santissimi ed ogni sorta di scongiuro a portata di tocco contro le più improbabili delle iatture, patrannuostri e vammarie… Lo zapping convulso, ad occhi sgranati appesi alla corda tesa di carne fresca ed ogni vecchia o nuova nuova. La politica nazionale, i tiggì nazionali, la narcosi istituzionalizzata i ra solita nzalata, …meglio cambiar canale Crist’iddio! Prima di appisolarcisi su, …su queste disgrazie senza pari.

Sprofondato nel divano, pantofole scalcagnate ai piedi ed un bel buco nel calzino …e chi ti sposta? L’ennesima tua supplica a portata delle orecchie più vicine: «Cinn’è ancora i chira cicculata ca mi piacia a mmia?» Pigi con forza sui pulsanti, le batterie esaurite o il telecomando già fottuto. Il richiamo del locale a sorprenderti. RTT e ra stessa tirantella ‘i tri misi a sa parta ‘i viecchi ca zumpano e c’abballano, c’aballano e ca zumpano …ma cchi cazzo s’abballano e si zumpano? Su Teleuno la politica locale in sussulto o momentaneo orgasmo, nella spartana parodia di un inverosimile Ballarò cusintinu. Su telecassano la differita del consiglio comunale ‘i Visignano.

Inquadratura fissa o quasi, in perfetto Braile-style. Sua Umiltà il sindaco Umile Bisignano col suo pulloverino rosso e quattru o cinchi jirita ‘i frunta conciona da par suo. Da un momento all’altro speri che gli spuntino le ali e spicchi il volo: …finalmente! Non aspetti nemmeno la tirata di un altro sfogo, per paura delle conseguenze di un (im)probabile contagio. Come quella volta che una sua vivace effusione palesatosi nell’intenzione di dare il ben servito ai Gentile bros. ed al Pdl per intero (per via dei finanziamenti promessi a giorni alterni sul santuario della Riforma eccetera eccetera…) si calamitò di botto nell’intera cittadinanza, e tutti sfregarsi o a fregarsene: certi papule, c’arrassi sia! E nemmeno quando la fugace insubordinazione, con l’inevitabile messa in discussione dell’atavico rapporto di vassallaggio, venne smentita in tutta calma dalla stampa libera ed intraprendente il contagio si sanò: cumu quanni mai u munnu! E Sua Umiltà a schernirsi ca ghillu e cumpa Pinu miegliu i rua frati, che Wikileaks ci aveva di certo ricamato su, e poi giù a ripetere e ripetere come la sua fedeltà a Berlusconi fosse inossidabile e seconda solo a quella del ministro Sandro Bondi.

Alla destra del sindaco gli assessori più alti in grado. Con lo sguardo perso per l’aere, uno a rotear le orbite in cielo ed a cercare un punto fisso d’approdo, l’altro a masticare e rimasticare chewing gum e bile. Quasi a leggerglielo in faccia il desiderio d’affrancarsi, quasi volessero suggerirti ognuno a suo modo: «ghiu sutta a ciampa? …Mancu ppi ru cazzu!» E l’uno a smarcarsi con interviste alla stampa libera ed intraprendente, quasi non facesse nemmeno parte della maggioranza, e l’altro a brigar sotto sotto con un punta in più d’astuzia e un’inezia d’impazienza. Alla sua sinistra il presidente del consiglio Sara Castrovillari a moderare gli interventi con la stessa bonomia delle buone e zelanti maestrine delle elementari d’una volta, tanto che da un momento all’altro ti figuri che gli compaia fra le mani na bachetta. Anch’ella persa dietro pensier tutti suoi: «stamatina tutto mpressa e fuju. Nemmeno u tiempu p’alligistrari a casa! …Ma u gas chissà s’è rimastu apiertu?»

Del resto il consiglio comunale è sempre uguale a se stesso. Le comparse, i rimbrotti e i rabuffi, le assenze. Nua e vua, vua e nua. Quannu c’erati vua e mo’ ca ci simu nua ! Mò ca ci siti vua e quanni c’eramu nua. Tanto da indurre a domandarti se sia lecito parlare di maggioranza ed opposizione, e se non sia un unico ensemble folcloristico ca sona sempi a stessa canzuna. Oppure, più arditamente, se sia ancora necessario che un comune di più o meno diecimila abitanti abbia una sua amministrazione autonoma, e se la dimensione municipale dell’amministrazione debba o meno sopravvivere a quella provinciale. Il sonno ad invogliarti e rapirti. E meno male! Chissà quanti sproloqui ti sei risparmiato!? Che lo facciano apposta?

Che la politica sia morta e sepolta non è più nemmeno un’opinione ma un dato di fatto, nonostante gli orfani che si muovono fra gli anfratti di oscure segreterie, i movimenti ed i sommovimenti, gli acari e gli ascari sottocoperta, e la desolazione e le disperazioni degli ultimi rantoli del regime berlusconiano. O meglio, presumibilmente del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, ma non del berlusconismo in quanto tale che gli sopravviverà travalicando le divisioni, ormai aleatorie e anacronistiche tra destra e sinistra (e si vuole centro). Se la dimensione nazionale della politica si declina nel mercato delle vacche, la dimensione locale si muove più precipuamente alla stessa stregua dei quattro (cinque, toh!) amici al bar. Tanto da metterti in apprensione quanto non senti parlare del tale o tal altro. Certo non ti domandi nemmeno che fine abbia fatto Mr. Comunità Montana Francesco Attico (se a dettar interpellanze parlamentari o de-sfogliare margarite), o perché il consiglier Bisignano Fernando si presenti solo a giorni alterni alle sedute consiliari (forse perché in attesa di una targa, o sponsor, che gli permetta di circolare sia nei giorni pari che dispari) e di Sandro Vilardi passato all’UDC non te ne frega assolutamente niente, perché sai benissimo come la sua assenza sia perfettamente sovrapponibile alla sua presenza politica ed uguale a zero. Non ti domandi nemmeno perché un Cairo, un Fucile, un D’Alessandro eccetera eccetera da vent’anni e più in consiglio comunale dovrebbero continuare a sedere in consiglio comunale per altri vent’anni e più. E sei disposto a ricorrere a tutti gli amuleti e riti scaramantici del caso per scongiurare il pericolo di vedere un’altra volta Sua Umiltà Umile Bisignano sindaco così come qualsivoglia consigliere attualmente in carica.

 Rosario Lombardo

Dm Web di De Marco Fabrizio

1 commento

  1. Carissimo Rosario, eccellente, originale, culturale, antropologico, diretto, efficace, lucido, il tuo articolo meriterebbe la prima pagina in un giornale d’informazione nazionale di opinione locale. Spero che qualcuno addetto ai lavori prenda spunta dal tuo scrivere quotidiano per migliorare il suo dovere di corrispondente locale stipendiato dalla Collettività bisignanese e calabrese. Auguri, “Sprofondato nel divano, pantofole scalcagnate ai piedi ed un bel buco nel calzino …e chi ti sposta?”

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