Acri e quei rifiuti pericolosi. E a Serra Cavallo…

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ACRI Quanto è accaduto in Campania, nella cosiddetta “terra dei fuochi” e in relazione a probabili rifiuti pericolosi sotterrati nei territori dei Comuni di Lattarico e Montalto, ha rievocato, nella popolazione acrese, la vicenda del 1997. Nei pressi dell’ingresso principale del cimitero di via Seggio, alcuni passanti avvistano un tir abbandonato con a bordo del materiale non facilmente individuabile. Tra gli abitanti cominciano i sospetti ed i primi interrogativi; chi ha portato in quel posto il mezzo? Dove era diretto? Cosa c’era dentro? Rifiuti nocivi provenienti dal nord? Semplice spazzatura da depositare in discarica? Merce illegale?  ipotesi, peraltro terribili dal punto di vista ambientale e sanitario, ma nulla più. Ancora oggi, grazie anche al bombardamento mediatico su quanto sta accadendo in Campania, la paura è così tanta come la consapevolezza che aver trascurato per anni quella vicenda non possa che aver procurato terribili dubbi. Eppure, nel gennaio del 2000, la Commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta da Massimo Scalia, si è riunita per trattare il ciclo dei rifiuti e le attività illecite ad esso connesse. Nella relazione vi è scritto, tra l’altro, che “nel comune di Acri, nell’estate 1997, è stato ritrovato un camion abbandonato che trasportava numerosi fusti contenenti rifiuti pericolosi ma, purtroppo, come in molti altri casi analoghi le indagini non hanno consentito di individuare l’esatta provenienza e la destinazione del carico.” Ed ancora: “le forze dell’ordine hanno svelato un’attività di trasporto e smaltimento illecito di rifiuti pericolosi, in particolare miscele di solventi polari e di sostanze organiche ad alta concentrazione di cromo e materiale solido costituito da cuoio. I rifiuti, trasportati su un autotreno, in parte venivano scaricati su un terreno sito in località Serra Cavallo nel comune di Bisignano ed in parte smaltiti presso la discarica del comune di Acri pur in assenza delle prescritte autorizzazioni regionali.” Dopo anni, restano i quesiti. Come c’è finito il tir in quel posto? Da dove proveniva? Cosa trasportava di preciso? Come mai né comune né partiti né associazioni hanno chiesto un’indagine più approfondita? Nel frattempo, però, pare che sul territorio i casi di forme neoplastiche, gravi, lievi e mortali, sono in sensibile aumento. Nei giorni scorsi, esperti ed amministratori, si sono seduti allo stesso tavolo e ne hanno discusso. Alla fine hanno convenuto che sarebbe opportuno redigere un registro tumori e prima di questo effettuare un altro rapporto inerente per verificare la patologia più diffusa, le zone più colpite, le fasce di età ed il sesso interessati. L’ultimo rapporto, il secondo, sulle neoplasie nel territorio locale risale al 2013. Il lavoro d’indagine prese in considerazione indicatori statistici di prevalenza e mortalità al fine di individuare efficacemente aspetti problematici del territorio rispetto alle neoplasie rilevate tra il 2010 ed il 2011 attraverso la compilazione, da parte dei medici di base, di un questionario di rilevazione. Sono quattro anni, quindi, che non si hanno informazioni ma l’amministrazione comunale attuale ha manifestato la volontà di istituire un gruppo di lavoro ed affrontare di petto la difficile e preoccupante questione.

ROBERTO SAPORITO