Referendum, Bisignano spiega le ragioni del no

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Refefendum, il No torna al viale Roma e questa volta il Pd ha incontrato i bisignanesi nel dibattito in vista dell’appuntamento al voto.

Nella disamina dei componenti del Pd, locale e non, la netta convinzione di scegliere di non cambiare la Costituzione: ““Questa non è una semplice riforma tecnica, ma un tentativo di scardinare l’equilibrio tra i poteri dello Stato – secondo i rappresentanti dei Circoli Pd promotori -. Sosteniamo con convinzione le ragioni del No, perché riteniamo che la separazione delle carriere non serva a migliorare i processi, ma solo a isolare il pubblico ministero, spezzando quella cultura della giurisdizione che oggi garantisce al cittadino magistrati autonomi e imparziali”.


 

Tra gli appelli al voto referendario, anche quello dell’ex dirigente scolastico Franco Murano che riportiamo:

C’è un confine che non può essere valicato. Quel confine si chiama Costituzione. Ci dicono che questa riforma serve a rendere la giustizia più efficiente. Ci dicono che i processi saranno più veloci. Ma guardiamoci negli occhi: è una menzogna.

Questa riforma non aggiunge un solo giorno di velocità ai tribunali. Non semplifica una sola carta. Non aiuta il cittadino che aspetta giustizia da anni. Questa riforma non rende la giustizia più efficiente: la rende solo meno indipendente.

Vogliono convincerci che la “separazione delle carriere” sia una necessità tecnica. Ma la verità è un’altra: separare le carriere serve a isolare il Pubblico Ministero, a preparare il terreno per il controllo diretto della politica sulla magistratura.

Vogliono un Consiglio Superiore della Magistratura più debole, meno competente e più indifeso. Perché? Perché un CSM debole è un CSM permeabile, dove le scelte dei membri laici possono essere pilotate dalla maggioranza di turno.

Vogliono spostare il potere disciplinare sui giudici in un organismo esterno. Un organismo che risponde a logiche politiche, non giuridiche. Rendiamoci conto: un giudice che teme la politica non è un giudice libero. E se il giudice non è libero, il cittadino non è sicuro!

Ci parlano di sicurezza, ma la sicurezza non si fa smantellando il potere giudiziario.

• Se vogliamo una giustizia veloce, servono più giudici e più cancellieri nei tribunali!

• Se vogliamo meno reati, serve più prevenzione e più personale delle Forze dell’Ordine nelle nostre strade, nelle piazze, nei luoghi sensibili!

Questa riforma è inutile. Le regole per il passaggio da giudice inquirente a giudicante ci sono già, sono scritte nella Riforma Cartabia. Allora perché insistere? Perché l’obiettivo non è il diritto, l’obiettivo è il potere. L’obiettivo è limitare il ruolo della magistratura per lasciare le mani libere a chi governa.

Amici, un attacco alla Magistratura è sempre, inevitabilmente, un attacco alla democrazia. Indebolire l’autonomia dei giudici significa stracciare quel contratto sociale che ci rende tutti uguali davanti alla legge.

Non permetteremo che la bilancia della giustizia venga truccata dal peso della politica. Il nostro voto non è solo una croce su una scheda: è uno scudo alzato a difesa della nostra libertà.

Difendiamo l’autonomia di chi giudica. Difendiamo l’equilibrio dei poteri. Difendiamo la Costituzione!

A differenza di altri referendum, in questo caso non esiste un quorum. Ogni singolo voto peserà sull’esito finale, qualunque sia l’affluenza, in paese c’è stata una minima vitalità dovuta agli incontri di qualche settimana fa, al dibattito organizzato recentemente dal Pd bisignanese e ad altri attivisti. Sorprende – ma sino a un certo punto – la mancanza di rappresentanze del sì nel dibattito locale, a seguire un po’ la falsariga del centrodestra.