Venduti dati di milioni di utenti: polemiche su Facebook e Zynga

In fatto di protezione dei dati degli utenti Facebook non è certo una cassaforte. Sono noti i casi di violazione dei profili e di sospetta vendita di informazioni utili ad aziende per fini di marketing e pubblicità mirate. Un’altra polemica riguarda la difficoltà di togliersi dal più diffuso social network del mondo: c’è chi sostiene che, anche una volta che ci si è cancellati, i dati restino a tempo indeterminato nei server.

Forse l’acme della polemica è stato raggiunto ad ottobre dello scorso anno quando è stata intrapresa, in America, una class action contro Zynga, un big del settore valutato quasi 6 miliardi di dollari; uno dei più noti sviluppatori di applicazioni per Facebook come Cityville (96 milioni di utenti), Farmville e ad applicazioni di poker, blackjack e slot machine on line. Texas HoldEm Poker è in assoluto il gioco più diffuso tra gli amanti della texana. Molti appassionati userebbero Facebook esclusivamente per questi giochi, da casa o di nascosto dal posto di lavoro.

A quanto pare questi programmini apparentemente innocui avrebbero messo a disposizione di una ventina di aziende dati sensibili relativi a milioni di utenti. Secondo gli accusatori, Facebook sarebbe complice di questo mercimonio di dati protetti. Naturalmente i portavoce del social network si difendono affermando che se questo è avvenuto è stato a causa di utenti poco accorti nel fornire informazioni personali. Stessa posizione anche per Zynga (che offre applicazioni sia di poker che di casino on line), che ha affermato che la fuga di notizie non è stata generata da alcun accordo con altre società.

Se un’applicazione per consentire l’accesso richiede la password dell’utente, c’è ben poco da fidarsi perché c’è il rischio che venga attuato una sorta di phishing, e i dati verranno venduti a terzi. La questione è che molti utilizzatori del social network non sono attenti (e nemmeno interessati) a prendere accorgimenti. Non è la paura di abitare in un cubo di cristallo a far sì che la gente si allontani da Facebook o simili; pochi sono interessati a cambiare le impostazioni sulla privacy e ancor di meno sono disposti a rinunciare alle loro applicazioni preferite.

Dm Web di De Marco Fabrizio

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