Intelligenza artificiale e ludopatia, quali punti in comune?

cervello-intelligenza-artificiale-300x151 Intelligenza artificiale e ludopatia, quali punti in comune?
Una disciplina appartenente all’informatica che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e sistemi di programmi software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana: è questa la definizione di intelligenza artificiale fornita da Marco Somalvico, professore ordinario al Politecnico di Milano. In modo ancor più semplicistico questa potrebbe esser definita come l’abilità di un sistema tecnologico di risolvere problemi o svolgere compiti o abilità tipici delle menti umane. Sono tanti i suoi ambiti di applicazione, come illustra il sito specializzato in intelligenza artificiale Ai4business. Uno di questi è il marketing, dove l’intelligenza artificiale viene utilizzata per analizzare e comprendere i comportamenti degli utenti. Da non sottovalutare però nemmeno l’apporto nel campo della sanità, in cui diventa un supporto essenziale per persone affette da disabilità. Infine non va nemmeno dimenticato il contributo offerto in tema di sicurezza, vista soprattutto la grande capacità di analizzare un’ampia quantità di dati in tempo reale.

Insomma, appare chiaro ed evidente che l’intelligenza artificiale sia un vero e proprio strumento di indagine dalla grande utilità. Ed è sulla base di questo che, un team di ricercatori dell’Ibfm-Cnr e dell’Università della Calabria, ha condotto uno studio sull’applicazione dell’intelligenza artificiale al gioco d’azzardo, che è stato pubblicato sul Journal of Neuroscience Methods e che ha visto l’impiego di tali tecniche e metodi. L’obiettivo era quello di analizzare i tratti di personalità del giocatore patologico. Qual è stato il risultato? Innanzitutto ,è emerso che i soggetti che sono fortemente esposti al rischio di ludopatia presentano tratti depressivi e impulsivi, pur essendo alla ricerca di emozioni positive. Questi sono però privi di apertura mentale, coscienziosità e fiducia negli altri. Per portare avanti questa ricerca sono stati coinvolte delle strutture di riabilitazione psichiatrica di Milano e di Catanzaro. Il fine era quello di valutare le condizioni dei giocatori patologici in cura.

A spiegare nei dettagli lo studio è stato Danilo Lofaro, ricercatore presso l’Università della Calabria. Queste le sue parole: “Nella prima fase abbiamo inserito seimila dati di 160 persone che non hanno mai giocato a slot machine e a giochi d’azzardo e di 40 pazienti giocatori patologici. Ciò ha permesso, in una seconda fase, di identificare la combinazione di tratti che meglio divide i giocatori patologici dagli altri. Il risultato che consente di classificare otto gamblers su dieci è quello costituito dai seguenti sotto-tratti: bassa apertura mentale; bassa coscienziosità; bassa fiducia negli altri; ricerca di emozioni positive; elevato tratto depressivo e impulsivo. Una persona con queste caratteristiche rischia la vulnerabilità verso questa patologia psichiatrica”. L’obiettivo di questo studio è di creare degli strumenti che permettano di riconoscere una patologia prima che questa raggiunga il suo apice. Ed è per questo che ciò può essere una base importante da cui partire.