Il Dialetto

25 set, 2009 | Categoria: Cultura e Tradizioni | Letto 8932 volte | Commenti: 0 |
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Il dialetto bisignanese (“u visignanisu“) è un idioma parlato nella città di Bisignano e nelle contrade che le appartengono.
Il dialetto è parte basilare delle nostre tradizioni e culture popolari, la nostra madre lingua usata dai nostri avi,dai nostri poeti dialettali, da studiosi e da scrittori, da cronisti e da storici che usarono tale linguaggio e attraverso il quale tramandarono le memorie, i ricordi, i fatti e le gesta del passato.

Il bisignanese è uno dei dialetti di tipo napoletano appartenenti al gruppo dei dialetti della Calabria, dove presenta però un’assenza delle forme verbali perfette tipiche del resto della Calabria. È fortemente caratterizzato dalla pronuncia dilatata delle vocali, dall’uso frequente (soprattutto nelle conversazioni) di troncare le parole e in misura minore dalla caratteristiche lettere forti calabresi come la T e la C.
Il nostro dialetto è derivato in gran parte dalla lingua osca parlata dagli italici del Bruzio e dell’Italia centro meridionale che si stanziarono nella penisola parallelemente ai popoli greci, latini ed etruschi.

Infatti il dialetto di bisignano affonda le sue origini nell’età antica, quando il territorio silano era dominato dai Bruzi, popolo nomade caratterizzato da un sincretismo linguistico dato dal contatto con varie altre popolazioni. La colonizzazione dei Greci, con cui i Bruzi si scontrarono, caratterizzò la parte centro-settentrionale della Calabria come una zona grecofona. Troviamo infatti parecchie parole di origine greca all’interno del dialetto bisignanese:

ciràsa > kerasos [ciliegia]
culluri > kollyra [pane di forma circolare]
grasta > gastra [vaso per fiori]
pitrusìnu > petroselinon [prezzemolo]
tuppitiàri > typtō [battere]
ciramilu > keramilion [tegola]
zìmmaru > xìmaros [caprone]
misàle > misalion [tovaglia]

Durante le varie invasioni saracene la lingua della provincia cosentina inglobò alcune parole arabe all’interno del proprio dialetto, ricordiamo per esempio:
tavùtu > tabut [bara]
guàllara > adara [ernia]
zìrru > zir [recipiente per l'olio]

L’introduzione della lingua latina, sebbene non preponderante fino al Medio Evo, avvenne lenta ma inesorabile, perché in tutta Cosenza si continuava ad usare la lingua greca, rimandando la vera e propria latinizzazione al tardo periodo normanno e svevo.

Con il normanno Roberto il Guiscardo, la Calabria entrò in una fase di nuova latinizzazione. Un gran numero di parole normanne vennero assorbite dal cosentino. I normanni portarono con loro corti francofoni e soldati dall’Italia meridionale. Questi ultimi avrebbero importato il latino volgare, una lingua non molto diversa da quelle parlate nell’Italia centrale. Vocaboli di origine latina:
aláre > halare [sbadigliare]
rivacári > devacare [svuotare]
sùacru > volgare suoxer > latino socer [suocero]

Con la dominazione degli Angioini francofoni il dialetto cosentino, nonché quello bisignanese, venne arricchito nuovamente da elementi francesi. Vocaboli di origine francese:
accattàre > acheter [comprare]
maccatùru > mouchoir [fazzoletto]
mustàzzu > moustache [baffi]
ràggia > rage [rabbia]
sùrici > souris [topo].

Verso la metà del XV secolo quando Cosenza cadde sotto il dominio degli Aragonesi per tre secoli, lo spagnolo fu la lingua ufficiale nonché la lingua che più influenzò il dialetto. Vocaboli di origine spagnola:
capizzi – testa (da “cabeza”)
cucchiàra > cuchara [cucchiaio]
palummu > paloma [colomba]
shcuppetta > escopeta [fucile]
muìna > mohinar [confusione]
simàna > semana [settimana]
currìa > correa [cinghia]
abbuscà > buscar [guadagnare]
chini > quien [chi]
sustu > susto [fastidio]
ajeri > ayer [ieri]
pignata > piñata [pentola]
pariglia > parijas [coppia]

Vocaboli di origine catalana:
prèssa > pressa [fretta]
timpa > timba [dirupo].

La grammatica del Dialetto Bisignanese:

Articoli e sostantivi

Gli articoli determinativi in cosentino sono ‘u per il maschile singolare, ‘a per il femminile singolare, lu o la per il maschile e femminile singolare davanti a nomi che iniziano per vocale, mentre per il plurale vi è l’unica forma ‘i. Gli articoli indeterminativi sono ‘nu per il maschile e ‘na per il femminile. Esiste il partitivo certi.
Se il sostantivo che segue l’articolo comincia con una vocale, questo si apostrofa, a meno che esso non abbia una consonante iniziale precedentemente caduta:
l’occhiàli [gli occhiali];

l’uaminu [l'uomo];

i guài [i guai];

‘u canu [il cane];

‘a guagliuna [la ragazza].

I Pronomi dimostrativi:
chissu [questo];

chissa [questa];

chiru, [quello];

chira [quella];

chissi [questi];

chiri [quelli, quelle].

Più usate nel parlato sono le forme abbreviate: ‘ssu, ‘ssa, ‘ssi.

Coniugazione verbale

Il sistema verbale è molto differente da quello standard calabrese. Esso non si basa su costrutti di origine latina. Gli infiniti non sono sotto forma esplicita ma sono contratti: es.

senta > sentire.
Inoltre è totalmente assente l’uso del perfetto latino, sostituito con un passato prossimo.
I verbi principali e le loro coniugazioni all’indicativo presente sono:
Essa (essere):

signu, sì, è, símu, síti, sù;

Avì (avere non come possedere): haju o he o hej, ha’, há, hamu o avimu, hati o aviti, hannu; Stà (stare): stáju, sta’, stá, stámu, státi, stánnu;

Jiì (andare): váju, va’, vá, jámu, jati, vánnu;

Tena (tenere in senso di possesso): tìagnu, tìani, tèna, tinímu (o tenímu), tiníti (o teníti), tènanu; (fare): fazzu, fa, fá, facímu, facíti, fannu.

Nel dialetto bisignanese, le vocali sono quasi sempre precedute dalla “G”
es. G’oi (oggi),  Gh’ era;  Gh’ illi
(loro)

Ma la caratteristica più importante del dialetto di bisignano, che lo contraddistingue dagli altri paesi della valle del crati, è la forte pronuncia della “R”




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